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Torre Faro, Milano e i grandi chef: la straordinaria storia di Pasquale e del ritorno alle radici - FOTO

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Cosa ha portato chef Bruno Barbieri, campione di stelle Michelin, a visitare il borgo marinaro di Torre Faro? La risposta è in un nome, quello di Pasquale Arria, 42 anni, faroto doc e ceo di Realize: è lui il messinese che sta dietro il successo di alcuni tra i più famosi chef, influencer e food blogger d'Italia.

Nato in una famiglia di panificatori, quella che da quarant'anni gestisce “La Fornarina”, una delle più rinomate focaccerie della zona nord di Messina, Pasquale è “fuggito” dalla città dello Stretto, ma la carriera lo ha riportato – quasi “trascinato” - nuovamente verso sue radici.

Un diploma di perito edile al “Verona Trento”, ma: «Dai 4 anni e mezzo ai 24 - spiega - ho lavorato nel locale di famiglia e da ragazzo facevo anche il dj perchè ero appassionato di musica... A Messina, purtroppo, non esisteva un vero e proprio mercato della produzione ed io invece mi divertivo proprio a gestire gli altri. Un bel giorno – racconta - ricordo ancora che era un giovedì, ho detto a mia mamma “Io me ne vado” e il lunedì ero partito in auto con destinazione Milano».

E' così che è iniziata la sua “rivoluzione”, ma non è stata affatto una scalata semplice: dal 2002 al 2008 ha lavorato per una società di eventi, ma non si occupava di quello che più gli piaceva, ovvero “valorizzare e gestire personaggi”. L'esperienza gli ha, tuttavia, permesso di instaurare una serie di contatti con diverse “new entries” del mondo dello spettacolo. «Così – spiega – ho iniziato a gestire i primi giovani artisti del talent “Saranno Famosi”. Poi ho deciso di lasciare la società per cui lavoravo per realizzare il mio sogno – da qui viene il nome “Realize”, scelto per la sua nuova avventura – ho fondato la società il 30 luglio del 2008, d'estate sono tornato a Torre Faro a trascorrere le vacanze e al mio rientro a Milano, il 15 settembre, è fallita la Leheman Brothers. Ho pensato: bene ho sbagliato tutto, mi aspetta l'inferno e, invece, non mi sono arreso. I primi anni sono stati duri, ma poi ho iniziato a creare un “roaster” di assistiti, allora ero un giovane trentenne e in pochi mi prendevano sul serio». Testardo come pochi, Pasquale, però, non si è mai demoralizzato e così ha ampliato il suo “portfolio” con giovani comici, personaggi televisivi e starlette.

Circa una decina di anni fa l'intuizione che il mondo dell'intrattenimento stava cambiando e stava prendendo una direzione ben precisa: il food. Il “contrappasso” è stato, così, servito. «Per me è stato un ritorno al passato: sono scappato dalle mie radici, ma la vita mi ha riportato lì. Mi sono buttato a capofitto in questo “vecchio” mondo e poco dopo è iniziato Masterchef, la prima edizione non ha avuto molto successo, ma assieme al mio team credevamo tantissimo in quel tipo di intrattenimento e nel potere dei social, così da un giorno all'altro, il mercato ci ha dato ragione. Il nostro segreto è essere stati pronti sin dall'inizio: quando noi parlavamo di influencer le aziende ci ridevano in faccia, poi mentre gli altri dovevano inventare, noi avevamo già studiato e ancora oggi curiamo quasi maniacalmente i nostri assistiti e non smettiamo mai di guardare all'innovazione».

Pasquale non ha un giorno “più brutto” perchè della vita vuole solo vedere il meglio, mentre il cielo l'ha sfiorato con la nascita di suo figlio, il piccolo Nicola, che ha chiamato come il papà e come il santo protettore dei pescatori, onorato soprattutto nella riviera nord di Messina. Su queste basi si è fondato il suo successo e sulle radici ha costruito un “impero” che impiega una quarantina di persone e, tra gli altri, oltre Bruno Barbieri, gestisce anche Benedetta Parodi, Enzo Miccio e Fabio Caressa.

«Non lascerei mai Milano perchè questa è la casa del mio lavoro, di quello che mi ha permesso di crescere professionalmente, ma da imprenditore punterei tutto su quella che è la mia vera casa: Messina». E, infatti, Pasquale lo ha fatto e assieme ad altri giovani innamorati di Faro - come Nello Cutugno, Paolo Alibrandi, Giuseppe Mangraviti, Nicola Costa e Mauro Platania - è socio di “Casa Peloro”, un punto di ritrovo a due passi dal Pilone che non è soltanto un luogo in cui consumare aperitivi e piatti tipici della cucina locale, ma è soprattutto un “motore” di cultura e turismo che è stato capace di dare la spinta anche alla nascita di tanti altri locali che, valorizzando lo stile marinaro del borgo, mirano a far diventare Capo Peloro un “gioiellino”.

«Da faroto – continua a raccontare Pasquale - posso dire che quest'anno il villaggio è molto migliorato, mi ha fatto piacere vedere una fermata dell'autobus dove prima c'erano del cassonetti ed è stata un'emozione far passeggiare liberamente mio figlio per le strade del paese, capisco anche chi si lamentava dell'isola pedonale perchè non è di certo la migliore possibile, ma può essere modificata, intanto è stata fatta e già questo è un piccolo passo».

Qualcosa si muove a Torre Faro e Pasquale ne è entusiasta: «Chef Barbieri ha cenato anche in un altro locale, mi ha detto che è stato benissimo e so che è così: ho girato l'Italia, ho conosciuto storie e luoghi di successo, ma posso dire che non abbiamo nulla da invidiare ad altri. Forse – spiega – siamo talmente “seduti” sul nostro benessere che non abbiamo la fame di fare di più, perchè infondo quando non c'è concorrenza non c'è neanche stimolo alla crescita».

Su cosa manca a Messina Pasquale Arria non ha dubbi: «Manca, intanto, la sana competizione che ti spinge a fare meglio ogni giorno e poi mancano hotel e strutture ricettive, mancano anche gli imprenditori con grandi capacità economiche, ma qui troverebbero l'oro». E poi manca anche un evento: una rassegna culinaria che porti tutti i grandi chef a Messina e, magari, li riunisca a Torre faro. «Nella mia mente già c'è – dice Pasquale - sarà una rassegna dello Stretto e alla prima occasione vorrei parlarne anche col Sindaco».

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