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Nino Frassica, il “suo” giornale e la Messina che porta con sé

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Da una parte Messina, la città che porta con sé ovunque. Con l’accento, il dialetto, i modi di dire che non sono mai solo per dire. O i quadri dello Stretto sul set, il gusto del Sud a tavola, perché anche quando è fiction non è mai solo fiction. Dall’altra la Gazzetta del Sud, il giornale che da ragazzo tentava di conquistare. Quello di cui ritagliava i pezzi per conservarli, come medaglie al valore. Come quell’articolo, il primo davvero importante, di quando faceva la radio con Arbore, Boncompagni e Marenco in Rai. O quell’altra volta, anche più “forte”, che dopo una serata a Taormina... «In cronaca, uscì un titolo tipo… “Ingorgo per lo spettacolo di Nino Frassica”, cioè causato dalle migliaia di persone che si sono mosse per venirmi a vedere. Quel titolo è stato come un premio”.

Nel mezzo la solidarietà. Quella che il Gdshow in versione natalizia metterà in scena al Vittorio Emanuele il 14 dicembre – è già sold out – e di cui Nino Frassica (con Mario Biondi, LDA, Enrico “Litterio” Guarnieri, Giuseppe Castiglia e Manfredi Di Liberto) sarà super ospite. L’ultima volta, al Teatro Antico, è stato uno spettacolo musicale. Stavolta, con la complicità di Salvo La Rosa (che condurrà la serata), sarà una chiacchierata “sperando di far ridere, o anche solo per raccontarmi un po’”.

Ma nulla di serio. Il nonsenso, la storpiatura, la paralogica, lo scherzo. Tanto, che sia la professione che sconfina nella vita o viceversa è uguale. «Ho scelto di fare il comico, è diventato un modo di vivere». Nel nome di quel processo di identificazione tra persona e personaggio, di dirottamento dall’uno all’altro, di contaminazione tra copione e vita. Succede. È successo col maresciallo Cecchini, che dopo 260 episodi di Don Matteo (gli autori sono al lavoro sulla 14esima serie), vive dell’osmosi tra Frassica e la divisa. «Avevo sceneggiature davanti, ma io facevo comportare Cecchini come mi sarei comportato io, con le debolezze, la prepotenza, la goffaggine». Così un ruolo è diventato parte e Cecchini «un alter ego, un altro io parallelo, costantemente vicino ma mai d’intralcio».

Tutto cominciò da quel sogno di abitare a Roma, di farci l’attore.

«Ricordo il primo giorno a Roma da studente. Sono voluto subito andare a Cinecittà, non mi hanno fatto entrare, ma vedere la scritta per me era già concretizzare un sogno. La prima volta mi ha fatto entrare Marco Dentici, che è di Galati, il mio paese. Faceva un film con Montesano, ho visto quelli che giravano, mi avvicinavo piano piano al sogno di essere ripreso».

Quand’è che questo sogno si è realizzato?

«Quel sogno è tuttora in costruzione. Ma è indimenticabile la prima risata del pubblico, il primo applauso a Messina, alla Laudamo. Era il 2 marzo 1970. Ho debuttato con uno spettacolo studentesco, lì ho capito quello che volevo fare. C’era vanità, poi si è aggiunta la passione. Messina è stata la mia palestra, la mia scuola».

A volte un sogno è bello stare lì a guardarlo...

«Vero. C’è una “sit com” che non so quando la farò, ce l’ho in canna. Ci sono sempre cose che vengono prima o che si mettono di traverso. O magari sono semplicemente io. Può darsi che sotto sotto la paura che quando lo realizzo è già finito. Come quando da piccoli si aspettava di andare in gita. Come il sabato quando si pensa alla domenica. Io ne penso dieci e poi faccio l’undicesima».

I progetti sono tanti. Da quello già strutturato di un podcast di 8 puntate per Radio Rai, “Nati Oggi”, un lungo oroscopo di 15 minuti in onda dal 5 dicembre. A “Maledetti Amici Miei”, una versione teatrale del varietà con Veronesi, Haber e Papaleo. L’ultima versione, inedita, di Frassica è quella del romanziere di “Paola-Una storia vera”. In copertina, Paola è lui acconciato da donna. Ha un cognome lunghissimo, vive in provincia di Messina. Ed è tutt’altro che una storia vera. Il 15, all’indomani del Gdshow, presenterà il libro alla Feltrinelli. «Stavolta farò poche città. Roma, Milano e Messina. Messina non la salto mai. È la mia città».

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