Giovedì, 02 Febbraio 2023
stampa
Dimensione testo

Cronaca

Home Foto Cronaca Messina, un mare di gasolio nel piazzale dell’Atm

Messina, un mare di gasolio nel piazzale dell’Atm

Adesso non ci sono più dubbi: quello che c’era sotto il piazzale dell’Atm era una vera e propria bomba ecologica. Innescata e anche pronta... ad esplodere. Ha assunto il contorni più delineati il clamoroso ritrovamento avvenuto una decina di giorni fa nell’area interna della sede della società di trasporto cittadina. Mentre erano in corso alcuni lavori di rifacimento del fondo del piazzale, i tecnici sono stati insospettiti dalle profonde e diffuse crepe che si stavano creando. Le indagini sono diventate uno scavo di sondaggio che ha portato alla scoperta di un grande serbatoio che conteneva idrocarburi e che altro non era che il vecchio sistema di rifornimento dei bus che, una volta che è stato realizzato quello nuovo, è stato “archiviato”, evidentemente, nascondendo tutto sotto l’asfalto, botole comprese. E quel che è peggio che tutto quel sistema non è stato svuotato, ma lasciato pieno di idrocarburi.

Atm ha avviato le indagini e dieci giorni dopo la situazione è emersa in tutta la sua gravità. I serbatoi rimasti interrati per una trentina di anni (il cambio di postazione del rifornimento è degli anni ‘90) in realtà erano ben cinque. Sono stati tutti già estratti e portati in luogo sicuro. Ma il loro contenuto quello, invece, è ancora nel piazzale. Si tratta di 25mila litri di idrocarburi, per lo più gasolio, e olii che sono stati “stoccati” in 200 grandi fusti che sono allineati al confine sud del parcheggio dove ogni notte venivano sistemati quasi 100 bus. Ma il vero problema è altrove. E sta nella montagna di terra che cresce giorno dopo giorno a pochi passi dalla zona del rinvenimento dei serbatoi. Oggi è alta almeno 6 metri ed è tutto il materiale che è stato rimosso dalla zona dei serbatoi e soprattutto sotto i serbatoi. Infatti, secondo le prime indagini, i contenitori, nonostante i trent’anni senza manutenzione, hanno tutto sommato tenuto, ma a cedere sono state le condotte che collegavano l’uno all’altro e alla superficie, cioè alle colonnine di rifornimento. Questa rete di tubazioni si sarebbe crepata in più punti e il liquido che conteneva si sarebbe propagato nel terreno, contaminandolo.

© Riproduzione riservata

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook