Lunedì, 29 Novembre 2021
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Giudice di pace a Messina, un inferno giornaliero. Udienze anche nel parcheggio

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Appare ridotto in condizioni veramente disastrose l'edificio di via Malvizzi che ospita gli uffici del Giudice di pace e del Tribunale del lavoro. Cinque piani di una palazzina vetusta, destinata ad uffici giudiziari, frequentata ogni giorno da magistrati, avvocati, cancellieri, dipendenti del settore giustizia. Ci sono anche tanti utenti che nelle aule di quel palazzo cercano giustizia.

L'edificio ha carenze che sono sotto gli occhi di tutti, basta guardare la facciata dove spiccano i balconi avvolti dalle reti verdi per contenere l'eventuale caduta di cornicioni e calcinacci. La sensazione è di un intervento tampone che non è stato seguito da una ristrutturazione vera e propria. Entrando colpiscono le pareti sporche dell'ingresso che non vedono una mano di pittura da tempo, i pezzi di mobilio in disuso ammassati lungo le scale, qualche poltrona vecchia, ma se fosse solo questo basterebbero semplici interventi.

A preoccupare sono invece le condizioni della struttura che avrebbe bisogno di una ristrutturazione ordinaria e straordinaria: uno dei due ascensori non funziona da tempo, ci sono problemi di umidità, l'autoclave non funzione e a volte manca l'acqua e poi ci sono incursioni di topi come recentemente evidenziato dall'Ordine degli avvocati.

«È una condizione esasperante e avvilente», sintetizza efficacemente Laura Romeo, presidente della Sezione lavoro e della giunta sezionale dell'Anm. Nel suo ufficio la serranda della porta finestra è guasta da mesi e il balcone è scrostato come tutti gli altri. «La situazione è sotto gli occhi di tutti, lavoriamo in condizioni disumane - dice -, sono arrivata in questo ufficio nel 2001 e l'immobile è sempre più decadente, ultimamente pensavo che il trasferimento degli uffici fosse imminente invece siamo rimasti qua».

Tra gli impiegati qualcuno cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno dal momento che ogni ufficio ospita una sola persona e non ci sono problemi di distanziamento. Inoltre il processo telematico prima, e il Covid dopo, hanno ridotto l'afflusso di utenti, ma i mali di questo edificio restano e sono di vario genere.

«I condizionatori non sono in funzione - prosegue la dottoressa Romeo -, inoltre l'autoclave è guasto e l'acqua corrente è solo di mattina e se c'è una interruzione alla rete idrica cittadina, dalle 14 restiamo senza acqua».

Il vero capitolo dei orrori però è sui balconi presi di mira dalle intemperie e dalle infiltrazioni ma soprattutto dai piccioni che a decine sostano sui parapetti. Basta fare un giro per l'edificio per scoprire che nel balcone di un ufficio c'è uno stanzino esterno diventato una sorta di cimitero dei piccioni con gli escrementi dei volatili che lo hanno invaso. In un altro ufficio, per colpa dei piccioni, un impiegato per un anno e mezzo non ha aperto la porta-finestra perché il pavimento del balcone era invaso dal guano degli uccelli e nessuno aveva mai pulito, al pian terreno c'è un locale adibito sia ad aula che al ricevimento utenti, c'è una porta che dà su una parte esterna ma è sempre chiusa per paura che entrino i topi.

Recentemente i tutti locali sono stati disinfettati, lo dimostrano gli scarafaggi morti che si trovano nel seminterrato adibito ad archivio, ma i problemi restano. Come se non bastasse è un edificio precluso ai disabili, in realtà all'ingresso c'è uno scivolo e anche montascale ma sembra che nessuno sappia dove siano le chiavi così ci si attrezza anche a fare udienza nel parcheggio per andare incontro a chi ha problemi a salire le scale. Qualche mese fa si era parlato di un trasferimento in via Capra e via Romagnosi per dare locali più dignitosi a due settori importanti della giustizia quali sono il Giudice di pace e il Tribunale del lavoro ma a quanto pare per l'edificio di via Capra bisognerà ancora aspettare mentre per quanto riguarda l'immobile di via Romagnosi il ministero della Giustizia starebbe valutando di acquistarlo. Insomma anche per questi uffici come per il Palazzo di giustizia, i nuovi locali sono una storia infinita.

© Riproduzione riservata

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