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Svelato il mistero dell'omicidio Costanza, 19 anni dopo arrestato il boss Domenico Virga

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C’è il possibile nuovo scenario di un’esecuzione mafiosa nell'arresto di stamane del boss Domenico Virga, notificato al capomafia dalla Mobile di Messina. Ed è lo scenario di uno dei tanti morti ammazzati sui Nebrodi, in questo caso Francesco Costanza. Omicidi che ancora a distanza di parecchi anni non hanno né un mandante, né un movente, né esecutori materiali.

A raccontare i nuovi risvolti che hanno portato in carcere Virga era stato nei mesi scorsi il pentito tortoriciano Giuseppe Marino Gammazza, che aveva detto ai magistrati della Dda di Messina quello che sapeva sull’esecuzione del 48enne Francesco Costanza, originario di Tusa, ritenuto affiliato al clan dei Farinella di San Mauro Castelverde, ucciso in località Cartolari, tra Acquedolci e San Fratello, la mattina del 29 settembre 2001. In passato nella catena del delitto s’è risaliti addirittura a Bernardo Provenzano come mandante, grazie alle dichiarazioni ormai datate del pentito Nino Giuffrè, ma non si è concretizzato alcun processo. Costanza - fu questa la causale raccontata da Giuffrè -, morì per aver tentato l’estorsione all’impresa di Michele Aiello, il “re” della sanità in Sicilia, che nella veste d’imprenditore s’aggiudicò all’epoca un appalto per la sistemazione di una strada interpoderale a San Fratello. E Aiello si sarebbe rivolto a Provenzano per “sistemare” la questione.

Ora, a distanza di vent'anni, Marino Gammazza, pentitosi di recente dopo l'operazione “Nebrodi”, racconta che uno degli esecutori materiali sarebbe stato il tortoriciano Carmelo Barbagiovanni, e sul fronte dei mandanti insieme al capomafia Domenico Virga sarebbe stato il mistrettese Sebastiano Rampulla a commissionare l’omicidio. Cioé colui che per lungo tempo è stato ritenuto il rappresentante di Cosa nostra palermitana per la provincia di Messina ed aveva rapporti regolari con Bernardo Provenzano (c’è il suo nome in un paio di “pizzini”): «... Barbagiovanni Carmelo riferì a me, al “biondino” ed anche ad altri componenti dell’associazione in occasioni plurime, in epoca che colloco tra il 2002 e il 2003, quando ero sorvegliato, che Rampulla gli aveva chiesto il favore personale di uccidere tale Costanza. Galati Giordano Vincenzo, in tale occasione, disse al “muzzuni” che la faccenda non interessava l’associazione e che quello che voleva fare, erano affari suoi. Successivamente, il Costanza fu effettivamente assassinato. Nel 2007/2008 - prosegue Marino Gammazza -, Costanzo Zammataro Giuseppe “petrino”, quando eravamo insieme in carcere a Piacenza, si lamentò con me del comportamento del “muzzuni” che non lo aveva difeso dentro l’associazione e non si era preso nessuna parte di responsabilità e, in tale circostanza, mi manifestò la sua delusione anche perché mi riferì di aver preso parte insieme al “muzzuni”, e per fare un favore a quest’ultimo, all’omicidio del Costanza. “Pitrinu” non mi spiegò nel dettaglio come si era svolto l’omicidio, mi raccontò solo che avrebbe dovuto capire sin da allora che carogna era il “muzzuni” perché gli aveva fatto buttare la pistola nella macchia nei pressi del luogo dell’omicidio».

Domenico Virga, genero e successore al comando del “padre grande” Giuseppe Farinella che fu per decenni a capo del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde-Gangi, è indicato da più collaboratori di giustizia tra i mandanti dell’omicidio Costanza. A dare un contributo rilevante alle indagini sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia tortoriciano Carmelo Barbagiovanni “muzzuni”, attualmente detenuto, esponente di primo piano della famiglia mafiosa dei Batanesi. Barbagiovanni ha ammesso di essere stato l’autore dell’omicidio, insieme a Sergio Costanzo, poi ucciso a sua volta in un agguato, su ordine anche di Virga. Gli investigatori della Mobile di Messina hanno verificato scrupolosamente le dichiarazioni di Barbagiovanni, confrontandole con quelle di altri pentiti, che hanno confermato la vicenda.

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