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Orche nello Stretto di Messina, si perdono le tracce dopo 7 giorni: le ipotesi degli esperti

Le immagini delle orche nello Stretto di Messina stanno facendo il giro del web. Dopo l'avvistamento dello scorso 27 dicembre, continua da sette giorni il monitoraggio delle acque calabro-siciliane, ma del gruppo non c'è più alcuna traccia.

Sono tante le ipotesi avanzate per motivare la presenza delle orche in queste acque. Ci si chiede cosa le abbia spinte ad intraprendere un viaggio così lungo e, soprattutto, se si tratti dello stesso gruppo avvistato nel mare di Genova. L'associazione ambientalista Marecamp, che vigila sullo Stretto, afferma che in mancanza di nuovi avvistamenti è difficile fornire ulteriori informazioni sull'attività, la rotta e lo stato di salute di questi animali.

«Un evento eccezionale come quello delle orche nei pressi di Scilla - viene spiegato - richiede la massima attenzione da parte dell’intera comunità costiera che, con la giusta consapevolezza sulle probabili specie da avvistare in mare e sulle corrette azioni da seguire in loro presenza, può parzialmente sopperire a quella disarmante insufficienza di fondi, per Ong e attività di ricerca, che spesso non permette di compiere a dovere il monitoraggio delle popolazioni di balene e delfini regolari in Mediterraneo, né tanto meno di quelle occasionali o accidentali».

In mancanza di ulteriori informazioni sulle orche avvistate lo scorso 27 dicembre, non se ne riesce ad accertare l'identità.

Secondo l'ipotesi maggiormente riconosciuta dagli esperti, si tratta di orche appartenenti al pod di 5 esemplari, in seguito ridotti a 4, che fino a una settimana prima hanno stazionato per giorni tra Genova e Portofino, forse lo stesso avvistato mesi addietro da Cartagena a Formentera (Spagna) e al largo dell’Isola di San Pietro (Sardegna).

In quell'occasione, i membri delle organizzazioni Whale Watch Genova, Menchab e Tethys avevano avuto la possibilità di studiare da vicino gli animali arrivando, grazie al supporto della Ong Orca Guardians Iceland, alla conclusione che provenissero dall’Islanda.

Esistono, però, diverse popolazioni di orche nel mondo. Le più vicine al Mediterraneo sono quelle che vivono in Atlantico a ridosso dello Stretto di Gibilterra.

Partendo da questo presupposto, si fa strada la seconda ipotesi, secondo la quale le orche "messinesi" non sono le stesse di Genova. Apparterrebbero, invece, ad una popolazione meno lontana, probabilmente abituata ad entrare saltuariamente in Mediterraneo.

Questo spiegherebbe il numero differente di animali osservati tra Ionio e Tirreno e lascerebbe ancora sperare per Dropi, l’orca «Islando-genovese» apparsa deperita nei suoi ultimi avvistamenti. D’altronde, seppur rari, gli avvistamenti di orche nel Mediterraneo meridionale non sono nuovi.

Diversi pescatori riferiscono di averle viste nel tempo proprio nello Stretto messinese, mentre alcuni passeggeri di traghetti transitanti per lo stesso credono di aver visto le loro grandi pinne anche una settimana prima del 27 dicembre: troppo presto per essere le stesse di Genova.

Ad ogni modo, finora, quello di Simone Vartuli, l’autore del video che in questi giorni sta facendo il giro del mondo, sembra l’unico avvistamento nell’area ad essere documentato da immagini in maniera inconfutabile.

Marecamp ha fato una ricerca storica sugli avvistamenti di orche nel Mediterraneo centro-meridionale: 1870, cattura di un esemplare di orca nelle acque siculo-maltesi; 1972, cattura di un’orca nella tonnara di Scopello (Palermo); 1980, avvistamento di orca dalle coste Israeliane; 1987, avvistamento di un pod di 12 orche di fronte Ponza; 1994, avvistamento di un’orca ferita a Catania; 17 maggio 2013, avvistamento di un’orca nei pressi delle Isole Eolie; 29 giugno 2016, avvistamento di un’orca tra Ponza e Gaeta; 10 luglio 2017, avvistamento di un’orca a Marina di Ragusa; 13 settembre 2017, avvistamento di un’orca a Capraia.

© Riproduzione riservata

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