Mercoledì, 13 Novembre 2019
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LO SCENZIATO

Emanuele, il neurochirurgo messinese che parla con i premi Nobel

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Emanuele La Corte

Nel 2014, a Lindau, ridente cittadina tedesca che si affaccia sul lago di Costanza, Emanuele La Corte ha avuto l'opportunità di incontrare durante un meeting di grande spessore alcuni premi nobel. E perfino Superquark, il celebre programma ideato e condotto da Piero Angela, allora, ha incrociato e immortalato in una puntata questo giovane talentuoso messinese che si è ritrovato a confrontarsi con delle grandi menti.

Ed è stato l'unico studente di Medicina d'Italia. Segno inequivocabile della sua stoffa, anche se lui lo reputa solo un grande colpo di fortuna. «Sono nato a Messina - ha raccontato Emanuele - e ho frequentato il liceo scientifico Archimede, in particolare la sperimentazione Brocca, che ti permetteva di avvicinarti molto alle Scienze. E devo dire che questi studi mi hanno aiutato per definire il mio percorso successivo». Nel 2009 il giovane, che prende la maturità a 18 anni con il massimo dei voti, decide di fare i bagagli e si trasferisce al Nord: «Ho iniziato a studiare a Milano perché nelle classifiche la Facoltà di Medicina e Chirurgia si posizionava sempre ai primi posti. Ma tante sono le esperienze che da subito mi hanno arricchito. Infatti, già al secondo anno sono emigrato negli Stati Uniti per fare dei brevi periodi di ricerca».

Prima tappa all'Università della Florida dove ha cominciato ad approcciarsi ad un laboratorio scientifico di dissezione anatomica e di fatto ha acquisito un metodo che porta con sé ancora oggi. «Mi sono ritrovato in un bell'ambiente e lì è normale vedere ragazzi molto giovani impegnati non solo ad aiutare ma soprattutto portare avanti in prima persona progetti di ricerca. Forse questa è la differenza sostanziale con il nostro Paese. Poi sono tornato nello stesso posto dove ho ritrovato lo stesso gruppo che avevo incontrato l'anno prima. E infine, al quinto anno di medicina sono volato a New York, alla Cornell University, e ho potuto continuare il mio progetto di ricerca sugli approcci mini invasivi endoscopici alla regione del basicranio».

Dopo la laurea con il massimo dei voti e la lode, il dottorato di ricerca in Medicina molecolare e traslazionale e da un anno ha iniziato la scuola di specializzazione in neurochirurgia a Bologna: «Continuo il mio percorso importante che mi aiuta a diventare neurochirurgo. Sogno che coltivo da quando in America ho assistito ad un intervento, mentre l'interesse per il cervello è maturato il primo anno, quando mi sono detto: "Eppure, mi piacerebbe fare un lavoro che abbia a che fare con il sistema nervoso"».

La ricerca però è il pallino fisso del giovane. E durante il periodo del dottorato si è occupato di un tumore molto raro, di cui ancora non si riesce a trovare la cura: «Durante il mio periodo di frequenza in neurochirurgia all'istituto neurologico Carlo Besta ho avuto la possibilità di assistere diversi pazienti che si sono rivolti a questo ospedale con una diagnosi di cordoma. Gli venivano garantite le massime cure ma mi rendevo conto che esisteva una grandissima varietà di risposte terapeutiche. E così mi sono appassionato a questo ambito di ricerca (un suo lavoro è stato appena pubblicato sulla rivista internazionale di scienze molecolari) in modo tale da studiare i meccanismi alla base dello sviluppo del cordoma e capire se potessero esistere dei bersagli molecolari e poter aver delle cure innovative. E ritengo che la medicina di precisione sia la vera sfida a cui bisogna tendere».

Una vita, insomma, vissuta sui libri e soprattutto fuori, per inseguire un sogno. Anche se tutto, secondo il giovane, diventa fonte di arricchimento: «Inizialmente una classifica mi ha spinto ad andare via, ma adesso mi reputo cittadino del mondo. In futuro mi sposterò in base alle opportunità lavorative che riuscirò a trovare. Non so se in Europa o negli Stati Uniti. Oggi però consiglio a tutti di partire, anche per un breve periodo, perché è sempre un'esperienza positiva». Stretto però resta il legame con Messina: «Ci torno ogni volta che posso. Non solo per respirare un po' di Sud, ma per vedere i miei genitori, che mi hanno sempre sostenuto nel percorso».

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