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Il continuo ping-pong sul Ponte dello Stretto. L’eterno ritorno di temi uguali

Il dibattito sul Ponte, arroventato da un clima permanente di campagna elettorale, si gioca su una sorta di quotidiano “ping pong” o botta e risposta tra i “contrarissimi” e i “favorevolissimi”, con in mezzo una vasta platea di “tiepidi”, “scettici come San Tommaso”, “moderatamente favorevoli”, “contrari fino a prova contraria”, “laici”, “agnostici” e “attendisti dell’ultimo giorno”.
È incredibile come gli stessi temi, le stesse domande e risposte, tornino alla ribalta ogni giorno, rilanciate da un circuito mediatico nazionale che non si sa bene a quali fini risponda. E nessuno riesce a convincere l’altro, perché i “favorevolissimi” resteranno tali, come i “contrarissimi”. Gli altri? Qualcuno, forse, cambierà idea, ma solo nel momento in cui si dovesse dimostrare che il Ponte di Messina sarà bello come quello sul Bosforo, a Istanbul. Altri cambieranno idea in corso d’opera, ma in senso contrario, perché intimoriti dalla prospettiva dei troppi anni di poderosi scavi da gallerie e di cantieri a cielo aperto punteggiati su tutto il territorio comunale.
«Il Ponte non si può fare per una legge regionale della Calabria». «Il Ponte va realizzato perché c’è una legge dello Stato, approvata dal Parlamento, firmata dal presidente della Repubblica, che lo definisce urgente e necessario». «Il Ponte sottrae risorse al Sud». «Mai tante risorse sono state investite al Sud». «I fondi per il Ponte sono incerti». «È l’unica grande opera italiana che ha già l’intera copertura finanziaria: 12,5 miliardi». «Il Ponte non è realizzabile perché i suoi piloni poggiano su faglie sismiche attive». «Il Ponte è l’opera antisismica più sicura al mondo». «Il Ponte è una cattedrale nel deserto». «Il Ponte è il segmento, essenziale, di un più ampio sistema infrastrutturale, con 60 miliardi di euro già investiti sulle strade e sulle ferrovie siciliane». E si potrebbe continuare all’infinito...

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2 Commenti

Francesco Cappello

02/06/2024 19:19

Il discutere ossessivo sul ponte evidenzia, a mio avviso, lo stato di desolante provincialismo di gran parte della società messinese. Si discute di un'entità "aliena", un feticcio savifico e distruttivo. E la riviera (luogo stupendo) coi suoi guai? La politica industriale mirata a insediare aziende hi-tech? (vedi Catania....) La zona falcata? La banchina del forte S.Salvatore? (luogo anch'esso unico che potrebbe ospitare panfili e velieri....), gli spazi richiesti dall'azienda "Zancle 757" dell'imprenditore messinese Finocchiaro, deciso a espandere le proprie attività? Il ponte, il ponte! Il toccasanna per una marea di paesani incapaci perfino di lasciare la città per un normale stage, o il disastro per la rimanente metà dedita all'oblio secolare. Azzardo una ipotesi amara, seguendo i dibattiti in corso: con o senza ponte saremo sempre la stessa decaduta città. P.S. Giusta la posizione del Sindaco.

Mario

03/06/2024 01:24

Salvini può fare solo passerelle e non ponte. Il pinte di crema se l"e" mangiato a cena con la famiglia di germana"

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