Domenica, 28 Novembre 2021
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STASERA E DOMANI

Al Messina RestArts: signore e signori...ecco Max Gazzè e Fiorella Mannoia

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Due tra gli eventi più attesi dell'estate messinese. La musica come simbolo di resilienza

La Messina che suona, basso e voce. Sarà un fine settimana di musica e parole quello del RestArts (la rassegna voluta dall'assessore Francesco Gallo, con la benedizione del sindaco De Luca) in scena all'Arena di Villa Dante che stasera ospiterà Max Gazzè (per l'ultima delle sue 3 date siciliane) e l'indomani Fiorella Mannoia (tappa di mezzo, tra quella di oggi a Linguaglossa e l’altra, il 10 a Castellammare del Golfo). Due concerti diversi, uniti dalla stessa prova di resilienza e opportunità, di carriera e personalità. Ci sono le disposizioni da rispettare, certo. Ma anche una vita da riprendersi.

Tanto più per un artista come Gazzè che ha sempre fatto del live la propria dimensione naturale, del palcoscenico la propria tana, della gavetta dal vivo la propria stessa ragione d'esistere. Coniugando in tutti i tempi, declinando in ogni desinenza generi (jazz e rock, underground, cantautorato e pop) e spettacolo. Perciò questo tour di concerti il cantautore romano lo ha pensato "più teatrale", sulla scia delle alchimie messe in scena dal Farmacista all’ultimo Sanremo. Un giro "che fa di necessità virtù".

Con il pubblico seduto si rinuncia ai balli accalcati sotto il palco ma si guadagna la possibilità di un ascolto più attento. «Così ho fatto spazio a pezzi che non suonavo da anni, lasciandone fuori altri che invece il pubblico dei miei live ha già sentito tante volte». Per stuzzicare l'appetito, per regalare un menù diverso, farcito di arrangiamenti nuovi suonati dalla sua storica band formata dal messinese Max Dedo ai fiati, Cristiano Micalizzi alla batteria e Clemente Ferrari alle tastiere. No, non ci saranno i musicisti della Magical Mystery Band, il gruppo con il quale Gazzè ha registrato e prodotto l'ultimo disco, “La matematica dei rami”. «Ho rapito, però, il chitarrista Daniele Fiaschi, che impreziosisce con il suo tocco le mie canzoni», dice Max.

Altro giro, altra corsa. Quella di Fiorella Mannoia che, come un “cavallo al canapo”, scalpitante, aspetta nient’altro che riprendere in mano le redini della sua arte: «Tornare sul palco a fare la cosa che amo di più: cantare. E farlo davanti alla gente, che tanto ci è mancata». La “rossa” (accompagnata da Diego Corradin alla batteria, Claudio Storniolo al pianoforte e tastiere, Luca Visigalli al basso, Max Rosati e Alessandro “Doc” De Crescenzo alle chitarre e Carlo Di Francesco, che è anche direttore dello spettacolo e autore degli arrangiamenti, alle percussioni), interpreterà live i brani più significativi tratti dal suo ultimo album di inediti “Padroni di niente”, oltre alle canzoni più amate del suo viaggio. Il disco è stato concepito durante il lockdown. «Abbiamo deciso di farlo uscire perché le canzoni, frutto di riflessioni fatte in tempi di chiusura, non avrebbero avuto il loro senso se fatte sentire fuori da quel periodo lì». I momenti più emozionanti della scaletta? «Sono quelli dedicati agli artisti che non ci sono più. Quelli con Battiato, Dalla. Una sorta di dovere, onore alla memoria di artisti bandiera della cultura italiana».

E se Gazzè, il primo a tornare sul palco la scorsa estate per far ripartire la filiera, dopo essere sceso in piazza per dare voce alla ai lavoratori dello spettacolo, riprende in braccio il suo basso magico come uno strumento di comunicazione, vessillo di identità e insieme vettore di un unico, eterno messaggio sublime… Fiorella si arma di voce e, gridata la malinconia e l’impotenza per un settore in ginocchio, riallaccia quel doppio filo che lega il dietro le quinte al fronte del palco, la cui mancanza è stata feroce.

«Mi sono resa conto che per la maggior parte della carriera, ho passato più tempo sui palchi che, come spesso dico io, sulla terraferma» (Fiorella Mannoia). «La musica sa comunicare al di là dei linguaggi. La musica è un archetipo. La musica è necessaria... soprattutto in questo momento. Sia per chi suona, sia per chi ascolta» (Max Gazzè).

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