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Sanità pubblica in Sicilia, giù la maschera: la verità della nuova assessora Faraoni

«Il privato non ci deve spaventare, anche se fino ad oggi ha fatto quello che ha voluto, rendendo quello che gli faceva più comodo»

La nuova assessora regionale alla Salute, Daniela Faraoni, scatta una fotografia fedele alla realtà della sanità in Sicilia. E finalmente si sgombra il campo dai maldestri tentativi di rappresentare un sistema capace di garantire servizi pubblici adeguati: «Il sistema sanitario in Sicilia è in terapia intensiva», ha osservato Daniela Faraoni ribadendo la metafora usata in un precedente confronto con i dirigenti generali.
Il “manifesto” della Faraoni Ieri l’assessora è stata protagonista dell’audizione davanti alla commissione Salute dell’Ars, guidata da Pippo Laccoto, alla quale ha reso le sue dichiarazioni programmatiche: «Sono convinta che l’Assemblea mi darà un grande aiuto purché non sia un aiuto di propaganda – ha affermato Faraoni – perché altrimenti non troverete facilmente una buona accoglienza. Ma se sarà un aiuto di valore per la società civile della nostra Regione mi avrete sempre al vostro fianco».
Faraoni ha spiegato che il pronto soccorso rimane «un punto nevralgico», ma «è ovvio che noi abbiamo l’obbligo in questo momento di verificare e limitare il numero degli accessi e probabilmente dovremmo revisionare le modalità di funzionamento del 118. Ma anche di monitorare con estrema attenzione i posti letto a disposizione – ha aggiunto –. Ho incontrato i direttori generali e ho chiesto la completa attivazione dei posti letto che ci sono, poi possiamo parlare della revisione della rete anche in funzione di bisogni; dobbiamo certamente rivedere la rete ospedaliera e deve esserci una omogeneità di cure, gli ospedali in maggiore sofferenza dovranno essere potenziati. La rete di base deve essere omogenea per tutti, deve rispettare il territorio e le differenze dei territori».
Il piano di rientro La chiusura del piano di rientro «è il primo obiettivo del governo Schifani, ci siamo dentro dal 2007: basta. Non ci sono più le condizioni per rimanerci. Ho preso l’impegno di fare di tutto affinché la Sicilia esca da questa situazione, ho chiesto a tutti i direttori generali di dare il massimo». Il piano di rientro «rappresenta un limite alla libera azione, condizione che non hanno altre regioni come il Veneto e la Lombardia che possono organizzare servizi anche tra pubblico e privato. Perché il pubblico è certamente da tutelare sopra ogni cosa – ha sottolineato l’assessore – ma il privato non ci deve spaventare. Con il privato possiamo raggiungere quella organizzazione che, se gestita come se la Regione fosse una grande holding, potrebbe aggiungere un valore economico che in questo momento non abbiamo».

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1 Commento

Simon

30/01/2025 10:44

Se “il sistema sanitario in Sicilia è in terapia intensiva” sarà stato a motivo di un improvviso ictus che l'ha colpito circa un mese fa. Fino ad allora il racconto “politico” sulla sanità, metaforicamente parlando, faceva solo cenno a immancabili malattie di stagione, ad alcuni problemi locali, poca cosa insomma a fronte di un avvenire veramente splendido che sarebbe arrivato, prima o poi, sui siciliani. E il Presidente, s'era pure portato avanti con il lavoro a tagliar nastri in cliniche private. Poi all'improvviso direttori sanitari, direttori generali, assessori... tutti a casa. E il nuovo assessore? Per il momento ha detto qualcosa di diverso. Può bastare? A quanto pare in Sicilia apprezziamo chi ci mette la faccia. E pazienza se i risultati non arriveranno... ci siamo abituati.

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