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Potrebbe sorgere un polo fieristico congressuale nell'area dell’ex Sanderson passata al Comune di Messina. Ci sono intanto 7 ettari da bonificare

Si partirà con la caratterizzazione dell’intera superficie, che detterà le modalità e i costi per “ripulirla”

«Al Comune di Messina, per l'esercizio finanziario 2025, viene riconosciuto un contributo straordinario di 100 migliaia di euro (100.000 euro, ndc) per la progettazione della bonifica dei beni immobili di proprietà dell'Ente sviluppo agricolo provenienti dalla liquidazione della società ex Sanderson che ai sensi del comma 1 dell'articolo 61 della L.r. 8/2018, vengono gratuitamente trasferiti in proprietà allo stesso comune di Messina». Eccolo il testo inserito in coda al maxiemendamento del governo regionale nell’ultima finanziaria dell’anno e che “restituisce” alla città la ex Sanderson. Sei anni dopo la norma che dava facoltà alla Regione di perfezionare questo passaggio (anche in quel caso fu Cateno De Luca a effettuare il blitz politico), si è arrivati alla svolta. Sei anni nei quali non è stato fatto alcun intervento concreto. Ma sei anni nei quali sono stati per lo meno programmati i primissimi passi verso la rinascita di quei luoghi. Con il passaggio al Comune torneranno utili? Non dovremo aspettare molto per saperlo. «È una zona preziosa – dice il sindaco Basile – vicina al nuovo porto di Tremestieri. Il suo utilizzo andrà inserito nel contesto più ampio dello sviluppo di tutta quell’area».
Fra le cose che sono state fatte negli ultimi sei anni c’è stato anche un concorso di progettazione per realizzazione di un polo fieristico moderno. Un concorso, ironia del destino, aggiudicato poche ore prima che andasse in Aula la legge di stabilità e che investe 662mila euro, di cui 506mila di montepremi. A vincere il concorso è stata la Architetti associati Cibinel-Laurenti-Martocchia, che riceverà 385mila euro. Sullo sfondo la realizzazione de “U locu da fera”, un polo fieristico congressuale con tanto di ingresso dal mare, un porto canale e una torre faro panoramica di 90 metri, come spiegò oramai 2 anni fa il responsabile dell’Ufficio progettazione della Regione Leonardo Santoro. Piacerà anche al Comune questa destinazione? O i vincitori del concorso di progettazione riceveranno altri input?
L’altra novità importante arriva dall’Esa che, prima di lasciare la proprietà dei terreni a Palazzo Zanca, avvierà il primissimo passo verso la bonifica dell’area. Solo un avvio, perché poi il resto dovrà essere programmato e serviranno molti soldi. Il 20 gennaio, sarà celebrata la gara per la messa in sicurezza della zona. 641mila euro per eliminare intanto tutto l’amianto “sfibrato” che si trova fra le 42 costruzioni dell’ex azienda agrumaria chiusa dal 1982. Un intervento emergenziale per evitare di continuare a inquinare l’area e soprattutto le zone residenziali limitrofe. Ma poi occorrerà una bonifica a 360 gradi. Una di quelle utili a eliminare anche l’amianto non ancora immediatamente pericoloso. E ce n’è parecchio nelle coperture. Ma ci sarà da bonificare i terreni di fondazione che certamente saranno da smaltire come rifiuti. E poi ci sono le demolizioni (40 edifici su 42 da abbattere) che saranno l’ultimo passo verso la ripartenza.
Nella legge di stabilità votata dall’Ars a cavallo fra Natale e Capodanno, oltre al passaggio gratuito dei 7 ettari e mezzo di area, è prevista una dotazione finanziaria di 100mila euro per la progettazione della bonifica. Si partirà con la caratterizzazione dell’intera area, che detterà le modalità e i costi per “ripulirla”. La stima di un paio di anni fa parlava di 6,5 milioni di euro per smaltire gli inquinanti, demolire e consolidare i confini dell’area. E adesso questi numeri li dovrà gestire il Comune.

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