
Il giudice dell’udienza preliminare, Giuseppe Caristia, al termine del processo celebrato con il giudizio immediato, ha condannato a 6 anni di reclusione un uomo di 36 anni di Barcellona. È stato ritenuto responsabile delle presunte violenze sessuali che sarebbero avvenute fino all'agosto dello scorso anno, in uno dei paesi dell’hinterland di Barcellona. Violenze che si sarebbero consumate all'interno di un nucleo familiare di cui fanno parte altri minorenni. Secondo l’accusa, le violenze sarebbero state messe in atto ad opera del patrigno della vittima, ai danni di una ragazza minorenne. Infatti, la giovane vittima, non appena ha compiuto la maggiore età, non ha esitato a denunciare il marito della madre tanto. Sono così scattate le indagini, coordinate dalla Procura di Barcellona diretta del procuratore Giuseppe Verzera e delegate per le attività inquirenti che riguardano il “codice rosso” alla sostituta procuratrice Veronica De Toni, che fa parte del pool di magistrati della Procura di Barcellona che si occupano delle “fasce deboli”. Le indagini hanno preso avvio l'11 settembre del 2023, a seguito delle rivelazioni fatte dalla ragazza che appena maggiorenne aveva deciso di allontanarsi da quella casa per recarsi al Nord presso una parente. La giovane, infatti, è stata notata dagli agenti della Polfer alla stazione di Messina. In particolare, i poliziotti, notando che la ragazza sembrava in difficoltà, le hanno chiesto informazioni sul suo stato emotivo. La giovane si è subito fidata dei poliziotti ed ha raccontato dei disagi vissuti durante la coabitazione con il nuovo marito della madre, affermando che stava per recarsi in casa della parente per potere cambiare vita. I poliziotti si sono presi cura della giovane e hanno avvertito gli investigatori della Squadra Mobile di Messina, i quali hanno allertato la Procura di Barcellona. Sono state così attivate le procedure del “codice rosso”. La stessa sera la ragazza è stata interrogata dalla pm Veronica De Toni che ha raccolto le sue dichiarazioni che hanno dato origine alla denuncia. La giovane vittima ha infatti raccontato di violenze iniziate nel corso del 2020 e che sarebbero perdurate fino alla sua fuga avvenuta l'11 settembre, quando già aveva compiuto 18 anni. Si sarebbe trattato di violenze gravi, mai denunciate per paura e vergogna. Fatti che sarebbero avvenuti all’interno della residenza dove la minore viveva assieme alla madre ed al suo nuovo marito.

Scopri di più nell’edizione digitale
Per leggere tutto acquista il quotidiano o scarica la versione digitale.

Ancora nessun commento