Mercoledì, 12 Maggio 2021
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LA RELAZIONE

Scontrini, fatture, relazioni. Tutte le carte sul “caso Tringali” di Messina

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La polizia municipale: «Non si è avuto modo di comprovare alcun illecito»
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Laura Tringali

Secondo la polizia municipale e l’Amministrazione non si può provare alcun illecito nella ormai famosa “festa” – anzi, verrà chiamata semplice «pausa pranzo» – di compleanno dell’assessore Laura Tringali, avvenuta nella scuola di cui è dirigente, l’Istituto Antonello. Un caso divenuto ben presto politico, lungi dall’essersi risolto. A ricostruire l’accaduto è stata la polizia municipale, con una relazione firmata dal comandante vicario Giovanni Giardina e dai coordinatori della sezione di polizia commerciale, Giuseppe Cifalà, e della sezione di Pg, Alessandro Munnia. Relazione richiesta dall’assessore Dafne Musolino e dal sindaco Cateno De Luca. «Il luogo oggetto della contestazione mediatica – si legge ancora – è risultato il bar e l’attigua sala, con capienza dichiarata, in relazione alle disposizioni anti-Covid, di 30 persone». Quel giorno erano presenti 33 dipendenti del personale Ata e 10 docente, ma alla pausa pranzo, «viene riferito, pare abbia preso parte lo staff di dirigenza, costituito da 11 amministrativi e 4 docenti». Il tutto ad un costo di 180 euro, risultante dalle fatture e dalle copie delle ricevute di pagamento consegnate dalla Tringali. In particolare una fattura da 50 euro e sei scontrini da 30 euro l’uno; questi ultimi, però, rilasciati due giorni dopo, il 24 febbraio. Nota importante: «Il sistema di videosorveglianza – scrive la polizia municipale – è risultato non funzionante dal 4 dicembre». Quindi ci si è potuti affidare solo alle dichiarazioni degli interessati. «Non si è avuto modo di comprovare – si legge ancora nella relazione – l’accusa dell’avvenuto svolgersi di un “banchetto” o di “festa abusiva”, tanto da ritenere molto più plausibile la tesi di un pranzo collettivo offerto dalla dirigente scolastica». Ma viene anche chiarito che «non è da escludere che, laddove fosse stato espletato un accertamento in flagranza dei fatti, questo avrebbe potuto comportare una diversa determinazione dell’accaduto rispetto alle valutazioni oggi adottate, che sono state fatte più da intendimenti, giudizi soggettivi e meri riscontri verbali».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

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