Lunedì, 15 Ottobre 2018
MESSINA

I nodi legati a un possibile stop del tram

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I nodi legati a un possibile stop del tram

La città attende risposte su diverse questioni prioritarie e strategiche, dagli snodi portuali al futuro dell’Authority, passando per la via Don Blasco al recupero dell’affaccio a mare, alle prospettive turistiche, agli strumenti urbanistici. Alcuni di questi crocevia in qualche modo lambiscono o coinvolgono direttamente il tema che negli ultimi giorni ha tenuto banco nel dibattito politico locale, cioè la sospensione del servizio tram.

Uno stop che avrebbe senza dubbio delle ripercussioni immediate sulla mobilità locale e, pure guardando con lungimiranza, va valutato considerando alcuni elementi cruciali nelle valutazioni dell’Amministrazione ma anche di coloro, ad esempio i consiglieri comunali, che potrebbero essere chiamati ad esprimersi sul “taglio” o meno del mezzo di trasporto che ormai da anni rappresenta il cuore del tpl locale.

Al primo punto piazziamo le valutazioni economiche “attuali”. È vero, come sostenuto dal sindaco Cateno De Luca a margine dell’incontro della scorsa settimana con il dg di Atm Daniele De Almagro, che il tram ad oggi costa cinque milioni di euro. Ma va aggiunto che nei bilanci risulta “a pareggio”: le perdite, infatti, vengono compensate per 2 milioni di euro da biglietti e trasferimenti regionali, mentre altri 3 arrivano da contributi statali e contratto di servizio. Sacrosanto pensare ad un efficientamento, ma non va mai dimenticato che si parla sempre di un servizio pubblico.

Si è poi parlato della possibilità di introdurre in sostituzione una speciale linea con i bus elettrici. Premesso che questi mezzi erano stati concepiti per aggiungersi al tram costruendo una linea alternativa chiamata a coinvolgere le vie Garibaldi e Battisti, verrebbe comunque a mancare un servizio e in ogni caso andrebbe adattata la corsia preferenziale. Entriamo nel dettaglio anche di altre potenziali contraddizioni. La più banale è rappresentanza dalla differenza di capienza tra i bus elettrici e le “carrozze” del tram. Ma non va dimenticata neppure la questione dei tempi di percorrenza, completamente sbilanciati “a favore” sempre del tram. A meno che non si allestiscano cordoli e corsie preferenziali per i mezzi a più ruote. Ma a quel punto verrebbero a cadere tutte le convinzioni sulla necessità di rendere più larghe le strade maggiormente trafficate e così anche le proteste dei commercianti che lamentano un’influenza sugli affari dettata proprio dalla presenza della linea tranviaria che, lo ricordiamo, originariamente era stata concepita seguendo un altro tragitto. Connesso è il punto della velocità, perché i bus elettrici pure in corsie preferenziali non riuscirebbero mai a guadagnare la stessa rapidità di marcia di un tram che viaggia in sede protetta e con i semafori intelligenti.

 

Il blocco prospettato dovrebbe essere dunque supportato da un servizio alternativo ben definito in attesa dell’ambiziosa “monorotaia volante”, ma guardando in prospettiva si è già parlato di smantellamento. Quanto costerebbe? Sicuramente milioni di euro, ma ci sono delle domande da porsi preventivamente: il Comune è autorizzato a farlo? Può un sindaco con un colpo di penna passare l’asfalto sulle strade ed eliminare un’opera costata 74 milioni di euro (148 miliardi di lire!). Ci sono dei vincoli che legano la scelta alla Regione? Non serve un supporto burocratico e amministrativo ad un’operazione del genere? Il contratto di servizio in essere, che è in proroga anche se scaduto, non regola anch’esso l’esercizio del tram e dunque andrebbe prima annullato? In ogni caso, come confermato ieri dal vicesindaco, tutto dovrà passare dal consiglio comunale.

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