Lunedì, 22 Ottobre 2018
LA NOMINA

Antoci: il Pd recuperi l’unità vera

di
giuseppe antoci, pd, Messina, Sicilia, Archivio
Antoci: il Pd recuperi l’unità vera

Messina

Il segretario del Pd Matteo Renzi ha nominato Giuseppe Antoci, attuale presidente del Parco dei Nebrodi, come responsabile del Dipartimento nazionale della Legalità del partito. Una nomina di alto valore per il protagonista di un’esperienza unica in Italia, che ha visto la mafia siciliana sconfitta nel business milionario dei terreni agricoli e dei contributi europei.

- Presidente, che valore politico ha questa nomina?

«È importante. Noi abbiamo ragionato sul fatto che dopo le primarie il Pd dev’essere un unico partito nel quale ognuno deve esprimere le proprie considerazioni, per il bene del Paese e del partito stesso. Renzi ha dato quindi un segnale chiaro, che su certi temi non ci sono spaccature. Io individuo in questo nuovo lavoro che farò, come sempre assieme agli altri, sarà un gioco di squadra, la possibilità di portare dal basso ai parlamentari, al partito, le istanze dalle varie parti del Paese, nei campi dove la legalità si interfaccia: lotta al crimine, sviluppo del territorio, giustizia veloce, e soprattutto far percepire ai cittadini che c’è una speranza concreta attraverso la legalità. Io dico che ce la possiamo fare, forse questa nomina dimostra che il Pd ha messo altre vele per navigare con il vento giusto».

- Parliamo del Pd che è atteso alle regionali e di quello messinese, che mi pare molto frantumato e probabilmente poco rappresentativo da un po’ di tempo a questa parte...

«Noi abbiamo avuto in Sicilia un tempo che per certi versi sta per finire e diciamo che in questo momento, con il rimescolamento di posizioni per la presidenza della Regione, dobbiamo lasciarci alle spalle. Per esempio un partito che si è troppo parlato addosso, che ha troppo litigato, che ha smarrito per certi versi un’idea, che era quella che il coinvolgimento potesse fare la differenza. Dobbiamo abbandonare l’idea di un partito che ha avuto atteggiamenti populisti, che ha parlato alla pancia delle persone, quando il Pd dev’essere il partito che parla alla testa delle persone, per cercare di coinvolgere le menti più belle, e in Sicilia ne abbiamo tante. Il cambio di passo in Sicilia è necessario, dobbiamo far capire ai cittadini perché devono votare noi, e lo snodo passa da una frase, da una parola importante, che è il fondamento di tutto, e si chiama “credibilità”. Ma verso tutti, non soltanto con gli altri interlocutori politici, ma soprattutto verso i cittadini».

- Sul Pd messinese invece che mi dice, lei è entrato in campo a “gamba tesa” con la candidatura Starvaggi, qualcuno si è turato il naso...

«Assolutamente si. Ma è stata una scelta chiara, perché abbiamo fatto come area Emiliano un ragionamento a livello nazionale, cioé quello dell’unità, ma non finta, quella vera. Messina non poteva essere da meno di Roma, bisognava dimostrare con i fatti che non litighiamo, che non ci sono parti e controparti. Io sono stato tra chi ha detto che Starvaggi poteva essere la persona giusta al posto giusto perché, per quanto legato all’area Renzi, è una persona della quale ci possiamo fidare, ma appare chiaro che dovrà dimostrare di essere libero. Io spero che si possa costruire a Messina un partito che non parta dalle tessere».

- Il suo protocollo tra poco diventa legge dello Stato, in Sicilia ci sono situazioni molto gravi sul piano dell’emergenza mafiosa. Sul piano concreto come intende estendere questa sua esperienza al Parco dei Nebrodi in Italia?

«Guardi, io penso che l’esperienza che noi abbiamo fatto passa attraverso una vera condivisione dal basso, soprattutto quella di capire quali sono le esigenze per poi portarle al’attenzione del partito, attraverso il dialogo con i nostri parlamentari. Questo per dimostrare che si può partire dai Nebrodi e far diventare un’esperienze legge dello Stato, perché è così che le norme dovrebbero essere costruite, in base alle esigenze che hanno i cittadini. La collaborazione circolare insomma è fondamentale».

- Un’ultima cosa, anche lei tenterà di convincere il presidente del Senato Pietro Grasso ad accettare la candidatura in Sicilia?

«Io spero che il presidente Grasso faccia un atto di generosità nei confronti del Pd e della Sicilia, ed è una speranza che abbiamo in tanti, ce l’ha anche il presidente Crocetta che ha detto di essere disposto a fare un passo indietro se si verificasse questa eventualità. Ecco, io vedo così il Pd, un partito che smette di litigare, di parlarsi addosso, e dà la possibilità di prendere il timone ad una persona autorevole, a cui non si può tirare la giacchetta da una parte e dall’altra».

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