Sabato, 22 Settembre 2018
MESSINA

Bilanci “aggiustati”
62 indagati
per falso e abuso

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   Tre bilanci varati dalla giunta Buzzanca tra il 2009 e il 2011, poi ratificati da due consigli comunali, secondo la Procura sono “falsi”. Atti contabili in cui si sarebbe nascosto tra le righe e le cifre il profondo dissesto economico del Comune di Messina. Trascinando così per lungo tempo una situazione molto problematica, fino al collasso. Con le tasse locali che attualmente sono schizzate verso indici massimi, a danno dei cittadini, proprio per colpa di quei bilanci “falsi”. È questa la clamorosa conclusione cui è giunto il sostituto procuratore Antonio Carchietti, che ha chiuso la maxi inchiesta sui bilanci di Palazzo Zanca resa visibile nel giugno del 2014 e proseguita fino al mese scorso con decine e decine di interrogatori, sequestri di atti, e alcune corpose perizie contabili. Il magistrato del pool Pubblica amministrazione ha inviato l’avviso a 62 indagati tra amministratori, consiglieri comunali, revisori dei conti, funzionari comunali, che sono stati in carica tra il 2009 e il 2011 e hanno messo la propria firma a vario titolo su quelle carte contabili di tre anni interi. Entriamo nel dettaglio. I reati contestati tecnicamente in concorso e a vario titolo agli indagati, sono il falso ideologico del pubblico ufficiale e l’abuso d’uf - ficio, in relazione ai bilanci e ai rendiconti di Palazzo Zanca per gli anni 2009, 2010 e 2011, con gli atti contabili di quest’ultimo anno che hanno un riferimento temporale anche al 2012. Nei vari ruoli secondo il magistrato gli indagati, o predisponendo gli atti come funzionari contabili di Palazzo Zanca, o esercitando il controllo come revisori dei conti, o firmando come componenti della giunta, o infine votando la delibera come consiglieri comunali, avrebbero contribuito a formare «una serie di atti pubblici ideologicamente falsi». Come? Secondo la perizia della Procura e secondo il magistrato nei bilanci erano iscritti per esempio «crediti fittizi», «accertamenti sovrastimati dei residui attivi», «ricorso indebito ai capitoli “spese per servizi per conto terzi” o “rimborso spese per servizi per conto terzi”», «irregolari gestioni delle casse “li - bera”e“vincolata”», «omessi riconoscimenti di debiti esistenti c.d. “fuori bilancio”». E sulla scorta di tutta queste serie di fattori economici «il rendiconto si palesava tale da non fornire la reale rappresentazione del risultato di gestione del Comune di Messina». C’è poi il profilo dell’abuso d’ufficio, sempre contestato a vario titolo e nei rispettivi ruoli ricoperti all’epoca, che prevede per un verso il cosiddetto “in - giusto vantaggio” e per altro verso il “danno ingiusto” allo Stato. In sintesi con le presunte falsificazioni dei bilanci si sarebbero scongiurati gli «effetti sanzionatori» previsti dalla normativa di riferimento. Per esempio il taglio alle indennità previste, che si chiamano in gergo “stipendi”per sindaco e assessori e poi “gettoni di presenza” per i consiglieri comunali.

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