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MESSINA

Gettonopoli
la Digos torna
a Palazzo Zanca

di
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consiglio comunale messina

Finirà sul tavolo del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e degli altri sostituti del pool pubblica amministrazione della Procura, l’enorme mole di documenti sequestrata  dalla Digos a Palazzo Zanca. Gli ispettori hanno lavorato ieri fino a tarda sera e sono tornati stamattina nell’ufficio del segretario generale Le Donne e nella saletta commissioni dove hanno prelevato tutti i documenti relativi all’attività dei consiglieri comunali dal giugno 2013 fino ad oggi. Decine di faldoni portati via dagli scaffali di Palazzo Zanca che ora finiranno nel fascicolo avviato dalla Procura di Messina  sulla falsariga di quanto accaduto già ad Agrigento e Siracusa. L’inchiesta al momento è contro ignoti ma non è escluso che nei prossimi giorni possano essere ascoltati i primi consiglieri come persone informate sui fatti. Sarà necessario un lavoro certosino per tentare di ricostruire non tanto le presenze dei consiglieri che prima di ogni seduta sono tenuti a firmare quanto la loro effettiva partecipazione ai lavori.  Con l’attuale regolamento è possibile che un consigliere firmi e si fermi per un solo minuto in aula per avere diritto al gettone di  56 euro lordi. Non solo ma accade pure  che il compenso venga corrisposto anche al consigliere che firma per sedute andate deserte per mancanza di numero legale.  Il punto sul quale si accenderanno i riflettori della magistratura è proprio questo, cioè il concetto di effettiva partecipazione. Bisognerà stabilire quanto abbiano partecipato i consiglieri alle sedute di commissioni e consiglio comunale. Un dato che comunque non emerge dai verbali nei quali sono indicate solo le presenze. E comunque il regolamento del consiglio comunale di Palazzo Zanca in questo senso non fornisce alcuna indicazioni utili. Quel che è certo è che le sedute  nel 2014 sono costate alla casse comunali intorno a  900mila euro. Anche perché la Procura vuole far luce su un’altra anomalia. Nel settembre 2013 il gettone di presenza fu dimezzato da 100 a 56 euro ma fatta la legge trovato l’inganno. Le sedute magicamente raddoppiarono e così ugualmente molti consiglieri hanno potuto raggiungere il tetto massimo previsto di 2184 euro. Con buona pace di chi sperava di far risparmiare qualcosa al Comune e dunque ai contribuenti. 

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