Mercoledì, 12 Dicembre 2018
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MESSINA

L'alluvione 2009
una ferita ancora aperta

Il pericolo è che scenda il silenzio e che la tragedia di queste famiglie possa essere resa perenne dall’inerzia degli uffici.

Siamo ad Altolia. 1 ottobre 2009.Con Giampilieri e Scaletta è uno dei centri che paga il piu alto contributi in termini di vite umane e danni materiali per l’alluvione che più tragica della nostra stira recente. Tutto quel fango si è portato via in un amen case strade e vite umane. In alcuni casi senza nemmeno restituire le spoglie di chi non tornerà più. 

Cettina D’Agostino ha perso il marito, Luccio Sciliberto, quella notte. Era sull’uscio di casa, un secondo prima che il fiume che uccide se lo portasse via.

La casa di famiglia adesso è in piena zona rossa. Non è più utilizzabile Cettina ed i suoi figli sono stati , in burocratese, delocalizzati. Gli Sciliberto vanno a vivere in affitto ed a pagare è la Protezione Civile. Almeno sino ad ottobre scorso, quando l’ordinanza che definisce l’emergenza scade e non viene rinnovata. Ed allora chi non ha una casa disponibile ha la possibilità di acquistarne una nuova grazie ad altri fondi che garantiscono il 70% del valore del fabbricato abbandonato. Cettina D’Agostino viene, prima,  invitata in questi dieci mesi ad individuare una casa per ottenere il sostegno economico.  Poi a chiudere un accordo prevendita per incassare il denaro. Con diligenza Cettina fa tutte queste cose, versa anche di tasca propria la caparra ma da luglio di quel contributo utile ad acquistare la casa neanche l’ombra.   

Cettina D’Agostino ha vissuto con grande dignità il lutto, la tragedia, la perdita della casa e ora anche l’amarezza di sentirsi appesa alle promesse. Ora però non ne può più.  

© Riproduzione riservata

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