Domenica, 19 Maggio 2019
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MESSINA

Università, esami
truccati, 4 arresti

esami truccati arresti, Messina, Calabria, Archivio

Venti anni di inchieste giudiziarie, pietre miliari come  la Panta Rei e l’Aula magna, sembrano trascorsi invano. Il tempo sembra essersi fermato. Si torna a parlare di compravendita di esami, di minacce di morte da parte di esponenti delle ‘ndrine calabresi  per ammorbidire i docenti, di studenti senza scrupoli e professori compiacenti o impauriti. E’ il tragico spaccato che emerge dall’operazione Campus condotta dalla DIA e dalla DDA di Messina. Una nuova inchiesta che stamani ha portato all’arresto di tre persone fra i quali il docente d i Statistica e matematica al dipartimento di Scienze economiche aziendali dell’Università di messina. Marcello Caratozzolo, 47 anni che ha ottenuto i domiciliari così come  l’ex consigliere provinciale Dino Galati Rando, 57 anni, già titolare di alcuni istituti scolastici privati e Domenico Antonio Montagnese, 50 anni, originario  di Fabrizia in provincia di Vibo Valentia, ritenuto vicine alle cosche della ‘ndrangheta locale ed organizzatore e promotore dell’associazione. Le accuse contestate sono di associazione per delinquere aggrava finalizzata alla corruzione, al traffico illecito di influenze, al millantato credito, voto di scambio e molti altri reati contro la pubblica amministrazione. Una giovane avvocatessa messinese ed il fratello sono indagate con MOntagnese con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nell’inchiesta sono anche indagate decine di persone fra docenti e studenti universitari sui quali sono ancora in corso indagini L’indagine è scattata nell’estate dell’anno scorso dopo alcune denunce su presunte irregolarità che stavano per essere commesse nei test di ammissione alla facoltà di Medicina dell’ateneo messinese. Le indagini  della DIA risono subito indirizzate verso Montagnose personaggio già indagato nella Panta rei. In un colloquio telefonico spiegava al suo interlocutore l’essenza dell’organizzazione che condizionava, esami, test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso ma anche esami di abilitazione professionale, in particolare quelli per dottore commercialista, valutazione per l’assegnazione di titoli. Venivano seguite due piste: quella mafiosa e quella cosiddetta politica. Nella prima Montagnese riceveva le segnalazioni di quanti volevano garantirsi la promozione agli esami universitari,incaricava esponenti delle ndrine calabresei che avvicinavano i docenti e senza giri di parole li minacciava di morte se non avessero garantito la promozione. Il risultato è sempre stato garantito al 100% e Montagnaese incassava somme oscillanti fra 2 e 4000 euro. Il sistema politico invece prevedeva metodi più soft e qui entrava in ballo il professor Caratozzolo che sfruttava le sue conoscenze fra i docenti, li avvicinava e li convinceva a promuovere il candidato in cambio di piccole regalie.  Negli ultimi anni però gli affari più fiorenti hanno riguardato i test di ammissione nelle facoltà  a numero chiuso, in particolare quelli a Medicina. L’ultima frontiera prevede l’impiego di microchip che venivano forniti al candidato dall’organizzazione. Lo studente comunicava con l’esterno con un complice di Montagnese che, attraverso una ricetrasmittente, forniva le risposte ai quiz. Il sistema costava fra i 30 ed i 50.000 euro ma il risultato era presso che garantito.   E poi c’era l’ex consigliere provinciale Dino Galati Rando già titolare di alcune scuole private e candidato alle regionali dello scorso ottobre. Galati Rando avrebbe barattato promozioni agli studenti che frequentavano i suoi istituti in cambio di voti.  Nell’operazione Campus è stato arrestato anche Salvatore D’Arrigo, 59 anni con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per conto di Montagnose avrebbe avvicinato una coppia di orafi messinesi che si era rifugiata a Desenzano del Garda in provincia di Brescia per sfuggire alle grinfie delle ‘ndrine calabresi. Proprio Montagnese infatti aveva prestato loro denaro con interessi del 50% mensili. Soldi che gli orafi non erano più riusciti a restituire preferendo scappare da Messina per evitare le ritorsioni di Montagnese.

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