Martedì, 27 Settembre 2022
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Veronica e la sua famiglia ucraina: "Grazie Messina, qui mi sento al sicuro"

«Mi chiamo Veronica, ho 10 anni. E sono a Messina». In questa affermazione così cristallina, così semplice,  pronunciata in un soffio, c’è tutto.  Tutta la prodigiosa sintesi di un ragionamento che nessun bambino, e nessuno a nessuna età, dovrebbe mai essere costretto a fare.

Messina significa casa, famiglia, conforto. È un luogo che assicura il presente ma soprattutto che schiude il futuro. Significa cielo limpido, mare azzurro, raggi di sole dalla finestra, vociare spensierato nei corridoi della scuola tra pareti colorate, coperte di disegni e elaborati grafici che parlano di inclusione e di pari opportunità. Significa avere chi ti scalda il cuore, anche se fuori non è ancora primavera. Anche se fuori, in una terra gelida e lontana, ma mai così vicina - e non solo per Veronica -  piovono bombe nemiche da un cielo livido su ospedali, case, scuole, piazze, negozi. Su famiglie, nonni, bambini inermi costretti a fuggire - se così fortunati da sopravvivere - lasciando ogni cosa.

I capelli gialli e blu

I capelli lunghi e castani di Veronica hanno una striscia gialla e blu: è il suo modo di testimoniare, di portare i colori di quella bandiera ucraina che in questi giorni stiamo drammaticamente riscoprendo e che unisce tutti coloro i quali, citando - anche senza saperlo - la nostra preziosa Costituzione, “ripudiano la guerra”.  L’Ucraina è  la terra d’origine della famiglia materna di Veronica: la mamma Oleksandra è nata nell’ex Urss dove il padre Viktor, militare, si trovava trasferendosi poi con la famiglia a Kiev. E oggi quella città, la “loro” città, è l’obiettivo di una efferata, inarrestabile azione di conquista. «Paura. E tristezza», prova Veronica, mentre la voce si spezza al pensiero di tanti bambini come lei che in queste ore stanno perdendo tutto, anche il diritto di crescere per una guerra «inutile». «Ma io , qui, mi  sento al sicuro. E la scuola è come la mia casa».  La scuola è l’Istituto Comprensivo Enzo Drago di Messina che Veronica, oggi iscritta alla prima media nel plesso centrale, frequenta sin dalla scuola dell’Infanzia proseguita poi nella Primaria sempre nella vicina sezione del plesso Principe di Piemonte. Una comunità che si è presa cura di lei, aiutandola a vincere gli ostacoli della dislessia con un programma didattico personalizzato che l'ha resa “bravissima” in italiano, amando le scienze e l’arte attraverso i suoi splendidi lavori. «Mi piace disegnare e scrivere storie, soprattutto fantasy», racconta Veronica che ha scelto di affidare le sue emozioni a Noi Magazine, l’inserto di Gazzetta del Sud sul quale è stata pubblicata la sua accorata lettera. Si rammaricava dell’indifferenza manifestata da molti per un conflitto che alcuni sentono lontano e che, invece, «coinvolge tutti perché viviamo in un solo pianeta». Aspettando la notizia più attesa « la pace», raccontava della zia Katia, costretta a dormire dentro la sua auto in un parcheggio sotterraneo per paura dei bombardamenti. E della casa dei nonni al lago, dove spesso trascorreva le vacanze, esprimendo la paura provata nel vedere in tv le immagini di dense nubi di fumo su quella zona.

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Una fortunata coincidenza

I nonni, Viktor e Elena, per fortuna sono in salvo: si trovavano a Messina in quel tragico 24 febbraio, nel quale tutta la famiglia è stata svegliata dalle drammatiche notizie dell'invasione e dell'attacco a Kiev.  A ricordarli è Oleksandra, la mamma di Veronica, trasferitasi in riva allo Stretto  nel 2009, quando ha sposato il messinese Michele Santoro, che in città gestisce un negozio di idraulica.  E dall'inizio del conflitto,  ogni giorno si rincorrono le notizie in un crescendo di orrore. Si sgomenta Oleksandra di fronte all’attacco di un paese, come la Russia, che definisce «fraterno», sottolineando la contiguità territoriale e sociale e il continuo interscambio con l’Ucraina, che comunque è una terra di «combattenti».  Profondo è l’affetto manifestato verso la comunità messinese che oggi si mostra solidale nelle raccolte benefiche verso le popolazioni coinvolte nel conflitto,  e che 13 anni fa l’ha accolta facendola sentire a casa, amplificando tutto ciò che poteva unire due culture differenti fino a consolidarne la quotidiana omogeneità, dalle tradizioni religiose («viviamo due Natali, quello ortodosso e quello cattolico») a quelle culinarie («in Ucraina non si cucina la pasta, ma qui ho imparato ad amarla»).

La libertà non è scontata

Un territorio che fa sentire la sua vicinanza e il desiderio di accogliere anche grazie alla comunità ucraina creatasi in città che agevola l’interscambio tra le sue diverse componenti. Ed è un invito alla partecipazione, al dialogo e alla responsabilità quello che la mamma di Veronica e Denys rivolge soprattutto ai più giovani, alle compagne e ai compagni dei figli, e a tutti coloro che hanno la fortuna  di non dovere lottare sul fronte dei diritti umani. Un ammonimento a non dare nulla per scontato, la libertà, la democrazia, e anche quella facilità nell’accesso ad un’informazione attendibile, violentemente messa in discussione nel le aree del conflitto. Lo sguardo di  Oleksandra si rasserena un po’ nel pensare alla sorella Katia, finalmente arrivata a Messina dopo un lungo viaggio, restano invece cupi gli occhi azzurri di nonno Viktor, ex tenente colonnello dell’esercito ucraino, che al sollievo dell’essere vicino alla famiglia alterna il rammarico di non trovarsi a combattere accanto al suo popolo, in una guerra che «è voluta da uno solo». E che, comunque, l’Ucraina «vincerà».

Il sogno di Denys

Ma nell’orizzonte dell’incertezza si profila chiaro un sogno: è quello di Denys, il fratello di Veronica, nato a Kiev e giunto a Messina a 3 anni. Si è iscritto all’Istituto Nautico, dove frequenta il terzo anno dell’indirizzo Macchinisti,  per solcare il mare e prendere il largo puntando la rotta verso il futuro. Impagabile  risorsa, la scuola. La preside dell’istituto Drago, Virginia Ruggeri, ieri ha accolto tutta la famiglia assieme al prof. Alessandro Fazio, docente di Scienze e Matematica di Veronica - e  referente per il progetto Gazzetta del Sud in classe con Noi Magazine, al quale la scuola collabora da anni con  grande partecipazione - e le docenti Carmen Tavilla, Alessandra Iurato, Rita Bongiovanni, Nunziacinzia Romeo, Sara Scudero, Laura Marino. Un momento condiviso assieme all’Istituto Nautico Caio Duilio, con la preside Maria Schirò, il vicepreside Salvatore Celona, e un gruppo di studentesse e studenti compagni di Denys. Presente anche il prof. Massimo Ipsale, responsabile della comunicazione e referente per Noi Magazine dell'istituto, che ha avviato da quest'anno scolastico una convinta partecipazione all'inserto di Gazzetta del Sud, scandita da approfondimenti sull'indirizzo e le attività di un corso di studio così legato alle peculiarità del territorio e alla sua economia. «La nostra scuola è pronta ad accogliere studenti che dall’Ucraina vengano a Messina. E la stessa Veronica farà da mediatrice» ha annunciato la preside Ruggeri. «È una tragedia umanitaria che ci lascia sconvolti, ne cogliamo un momento di riflessione che condividiamo con i nostri giovani - ha sottolineato la Schirò -un modo per maturare e comprendere il valore della libertà e della democrazia». Libertà,  speranza, rispetto: dalla scuola una grande lezione civica di accoglienza e responsabilità. Come un arcobaleno dal buio, un fiore dal cemento. Qui, tra i banchi, può (ri)nascere la pace.

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