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Infiltrazioni e racket, l'appello di Morra e Antoci a Messina: "Serve di più"

Il richiamo allo Stato per azioni di contrasto serie e rigorose

«A me sembra ad esempio che il decreto legge emanato a fine ottobre e convertito a fine dicembre in parlamento, vada verso la direzione di permettere ancora più facilmente all’economia di origine criminale di poter infiltrarsi l’economia legale». A dirlo il senatore Nicola Morra, presidente della commissione nazionale antimafia, durante il convegno dal titolo «il riciclaggio dei proventi della mafia" al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, rispondendo ad un domanda su infiltrazioni mafiose rispetto ai fondi del Recovery Fund.

«Faccio riferimento esplicito, e lo dico in chiave polemica - ha proseguito Morra a quanto è stato modificato in materia di interdittive antimafia perché l’introduzione del contraddittorio preventivo e anche dell’istituto dell’agevolazione occasionale, permetteranno ad aziende ed imprese di matrice mafiosa di avere ancor meno difficoltà ad infiltrare l’economia legale. Mi piacerebbe che lo Stato facesse veramente un’azione di contrasto seria e rigorosa». "Negli ultimi 4 anni dal 2017 al 2021 le interdittive antimafia erano aumentate mi pare del 120 percento, con un tasso di soccombenza in occasione di contenzioso bassissimo per le prefetture che avevano comminato interdittive - ha osservato - Piuttosto che mettere a sistema e fare in modo che non dipendesse dalla sensibilità della singola prefettura ma fosse una politica armonica e complessiva di contrasto all’economia criminale, abbiamo fatto un passo indietro permettendo ad aziende che in precedenza venivano punite e allontanate dalla gestione di denaro pubblico, di poter tornare alla carica proprio con l’arrivo dei soldi dall’Europa. Tutto questo mi lascia molto perplesso».

«Istituire il 10 gennaio la giornata nazionale contro racket e usura nel nome di Libero Grassi, imprenditore ucciso dalla mafia». Lo dice in una nota Giuseppe Antoci, presidente onorario della fondazione Caponnetto. "Il coraggio di Grassi - continua - che si ribellò alla mafia con una lettera anche al suo estortore il 10 gennaio 1991 provocò preoccupazione a cosa nostra che poi lo uccise. Spegnendo la sua voce, però, non fecero altro che porre un seme che germogliò nel movimento antiracket italiano.

«La data del 10 gennaio 1991 giorno della sua lettera pubblicata dal Giornale di Sicilia segna un solco indelebile, un prima e un dopo. Questo spartiacque - aggiunge - è necessario rafforzarlo attraverso l'istituzione proprio il 10 gennaio di una giornata nazionale contro il racket e l’usura. Questo può indurre tutti quei commercianti e imprenditori che non riescono ad uscire dalla paura portandoli, invece, a fidarsi dello Stato e a denunciare"«Da queste manifestazioni passa un segnale importante, quello dello Stato che attraverso strumenti lungimiranti come quello della Dia ha potuto dare lezioni al mondo sulla lotta alle mafie. Siamo in una terra di mafia, ma l’intuizione di Falcone di progettare la Dia ha dimostrato che siamo anche la terra dell’antimafia» ha detto Giuseppe Antoci, presidente onorario della Fondazione Caponnetto a margine del convegno a Messina in occasione del trentennale della Dia.

«C'è grande attenzione - ha aggiunto - sul rischio che la mafia si interessi dei soldi della pandemia e del Pnrr. Anche la ministra Lamorgese ha posto il tema dei tentativi di infiltrazione mafiosa. Lo abbiamo detto già all’inizio della pandemia, l’istituzione, grazie al prefetto Gabrielli dell’Osservatorio, già a marzo 2020 ha messo in luce queste attività e anche le indagini hanno dimostrato come le mafie abbiano approfittato della situazione, già della prima fase della pandemia, attraverso l’usura, l’avvicinamento degli imprenditori cercando di fare i loro loschi interessi. Occorre la massima attenzione e fare il giusto bilanciamento per la ripartenza del Paese in sicurezza».

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