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Stadio di S. Filippo a Messina, una storia che inizia nel 1988

A cura di Salvatore De Maria

Tribolata quanto la sua esistenza, fu la fase di realizzazione dello stadio realizzato a S. Filippo,   poi intitolato a Franco Scoglio. Ripercorriamo la storia (che certamente meriterà altri capitoli) partendo proprio dal marzo del 1988 quando il progetto dell’impianto sportivo venne presentato alla stampa in un’affollata conferenza a Palazzo Zanca. Si ipotizzavano tre anni per vederlo realizzato laddove esisteva l’ennesima baraccopoli della città di Messina. Invece ne passarono ben 16 e mezzo prima di veder rotolare il pallone. Nel frattempo il Messina che era precipitato nei dilettanti risorgendo a partire dalla metà degli anni ‘90 grazie alla caparbietà di Emanuele Aliotta e del suo staff e alla solidità del Gruppo Franza che nel giugno del 2004 riuscì a conquistare la massima serie. Il 17 agosto di quell’anno l’amichevole con la Juventus segnò l’inaugurazione del nuovo stadio i cui lavori restarono  a lungo fermi. Rivediamo il servizio che all’epoca della presentazione (il 29 marzo del 1988) realizzò RTP Giornale e alcuni titoli della Gazzetta del Sud. Questi ultimi si riferiscono proprio alla conferenza stampa, giorno in cui si ebbe la certezza che lo stadio sarebbe stato inaugurato nell’agosto del 2004 e proprio alla storica serata in cui si disputò la prima partita. L’odissea degli oltre 16 anni per la costruzione sarà argomento di una prossima puntata della nostra rubrica “L’archivio racconta”.

L’articolo di Sandro Rol che la Gazzetta del Sud pubblicò all’indomani della presentazione del progetto dell’impianto di San Filippo.

Suona il gong

E' suonato il gong. Da ieri il progetto del nuovo stadio è dentro il ring per un combattimento arduo. I tecnici hanno presentato gli elaborati finali agli amministratori, che hanno voluto metterne a conoscenza la cittadinanza, attraverso gli organi di informazione, prima di affrontare il dibattito in Consiglio e di concludere, con un'approvazione unanime, l'iter di questa fase. Ora il dossier-stadio affronta i rituali passaggi burocratici: da quelli ministeriali a quelli regionali, tutte le insidie di un percorso certamente non facile, ancorché sia stato preparato con diligenza e con le cautele imposte da un'avventura così densa di pericoli. In altre occasioni abbiamo detto che questa è un'autentica scommessa per gli uomini impegnati ai vari livelli — politico, amministrativo, tecnico —nell'ideazione e nella gestione di un intervento che non è soltanto di carattere sportivo ma dev'essere considerato come una vera e propria operazione di alta chirurgia urbanistica. Sicuramente Palazzo Zanca ha scelto la strada più accidentata, quella delle baracche e dell'aspra orografia dell'area, ma ha preso tale decisione nella consapevolezza dei rischi che la classe dirigente avrebbe corso e della impopolarità che le sarebbe derivata da un clamoroso fallimento del programma. Ieri, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, il clima era di grande ottimismo. Segno che si hanno le idee chiare sulle strategie da seguire. Restano ovviamente le incognite del percorso «minato»: e qui l'unica arma vincente è la risolutezza. I baraccati della vallata San Filippo hanno avuto vari incontri con gli amministratori, i quali hanno parlato chiaro: faranno fede i censimenti eseguiti dai vigili urbani e non saranno tollerati i tentativi di speculazione dei soliti furbi dell'ultima ora. Questi almeno sono i propositi, condivisi dagli stessi abitanti delle casette e delle baracche sorte nel corso degli anni lungo gli argini del torrente. C'è anzi, da parte loro, una sorta di responsabile impegno a vigilare, a governare la situazione in modo da permettere un rapido processo di bonifica con la demolizione delle costruzioni abusive e con il trasferimento degli aventi titolo nelle case Iacp da assegnare. Se si riuscirà a superare correttamente questo scoglio, impedendo che da talune parti politiche si cavalchi la tigre della inevitabile protesta, il cammino dello stadio potrà procedere speditamente e la città potrà dotarsi di un'opera che certamente la qualifica e la nobilita. L'intervento non è, peraltro, limitato all'impianto per lo spettacolo calcistico. E' un intervento di recupero complessivo della dimensione urbana di una vallata che diventerà — questo almeno è l'augurio di tutti — una civile oasi di svago e di pratica sportiva, collegata alla città da un'articolazione viaria di grande respiro che apre orizzonti nuovi alla politica di sviluppo delle cosiddette aree marginali. Il Consiglio comunale ha dunque sancito, con la sua approvazione, il momento del via al progetto dello stadio. Da ieri la giunta Bonsignore e i tecnici della variante al Prg che hanno progettato la cittadella dello sport sono saliti sul «quadrato» e dovranno fronteggiare le difficoltà di cui s'è detto. Ma un po' tutti dovremo adoperarci per vincere questa battaglia, che può rappresentare il primo passo di un nuovo metodo operativo fondato sugli «interventi mirati» alla soluzione di singoli problemi o di più problemi omogenei. Nel rispetto della visione complessiva del piano ma con la velocità propria dei «progetti speciali» già definiti e pronti a ricevere i relativi finanzia menti.

 

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