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Quando Scalfaro rifiutò i doni preziosi del Comune di Messina: "Scusatemi, sono una testa dura"

Colpo di scena al termine della visita del presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro a Messina il 7 e 8 marzo del 1997

Lasciò il segno la visita a Messina di due giorni del presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro il 7 e 8 marzo del 1997. Una visita con al centro i temi del lavoro, dello sviluppo e dell'occupazione nell’intervento del capo dello Stato in Prefettura, nella prima giornata, davanti alle autorità e ai sindaci dei 108 comuni della provincia. Ma a Messina Scalfaro partecipò alla messa celebrata dall'arcivescovo Ignazio Cannavo, pregò davanti alla tomba di mons. Francesco Fasola ed infine si recò al Museo Regionale. Ma prima di quest’ultima tappa, il passaggio a Palazzo Zanca con un finale tra lo stupore e l’imbarazzante. Dopo gli interventi delle istituzioni, nel salone delle bandiere gli vennero offerte delle creazioni degli orafi e degli argentieri messinesi, del valore di due milioni e mezzo di lire, oltre al crest della città e una spilla in oro e argento rappresentante la mitica figura di Colapesce. Da parte del presidente del Consiglio comunale un'acquaforte raffigurante sempre la figura mitologica. Alla figlia Marianna che lo accompagnava, una spilla del valore di circa 500 mila lire. Memorabile il gran rifiuto dell’allora capo dello Stato che prendendo la parola nell’affollatissimo salone chiese comprensione e rispetto per la sua decisione di non voler accettare i doni offerti dal Comune e dalla Provincia. Almeno quelli preziosi. Altri, invece, gli erano stati già dati nella stanza del sindaco: due storici volumi dal prof Angelo Sindoni, un libro del prof. Nino Gigante, un vassoio in ceramica offerto dal Sada Casa, una targa d'argento (con il logo dell'Aquastrada) regalata da Gaetano Mobilia, presidente della Rodriquez Cantieri navali.

L’allora sindaco di Messina Franco Providenti non volle far polemica sull'episodio ma la scelta di Oscar Luigi Scalfaro fece comunque discutere e scatenò anche dure reazioni, come quella del coordinatore regionale di Forza Italia, Gianfranco Micciché, che dichiarò “così facendo, il presidente ha umiliato ì messinesi, probabilmente non informato che le buone maniere in Sicilia non sono ancora state abolite...”.

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