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Parco dei Peloritani, battaglia da vincere. Adesso tocca anche alla Giunta Schifani

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È una battaglia che ritorna, che vede uniti ambientalisti, sindaci e amministratori. Una battaglia di civiltà e non solo. È un’occasione per avviare processi di valorizzazione di tutte le ricchezze dei nostri territori, con importanti ricadute sul piano economico e sociale. È la battaglia per l’istituzione del Parco naturale dei Monti Peloritani.
L’iter viene da lontano. E sarebbe troppo lungo riepilogarne la storia. Si era arrivati quasi alla meta, poi, però, in seno all’Assemblea regionale siciliana prevalsero i “no” (per soli cinque voti...), sotto pressione di gruppi di interesse e di lobby contrari all’istituzione del Parco. Ricordiamo che nel 2018, a Palazzo dei leoni, si tenne la cerimonia di donazione alla Città metropolitana di Messina degli atti della proposta istitutiva, redatta dal Comitato promotore spontaneo, costituito un decennio prima e composto da docenti universitari di Messina e Palermo, da tecnici esperti in forza all'Azienda regionale Foreste, all'Ispettorato provinciale dell’Agricoltura, all'Ispettorato ripartimentale delle Foreste, alla Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali, da associazioni di categoria come Coldiretti, Confagricoltura e Cia, oltre che da associazioni ambientaliste, associazioni professionali (agronomi e geologi) e liberi professionisti. Una grande mobilitazione, davvero “trasversale”, sotto il prezioso coordinamento del presidente del Comitato, Giuseppe Giaimi. Tutti gli atti prodotti in 18 mesi di lavoro sul campo, di statistiche, di analisi, di verifiche sul campo, sono da allora in possesso della Città metropolitana. E in quell’occasione, fu Giaimi a ricordare come tutto nacque nel 2005, grazie all’intuizione di una grande persona, che oggi purtroppo non c’è più, Gino Savoja, che per anni fu presidente della Confederazione italiana agricoltori. Il paradosso è che la Sicilia è la Regione dei Parchi (Etna, Nebrodi, Madonie, Parco fluviale dell’Alcantara e Sicani) ma ad essere esclusa è proprio quella parte che forse, anzi senza forse, custodisce le bellezze e i tesori più preziosi dell’intera Isola: i Peloritani. E già negli anni Settanta, prima ancora che nascessero gli altri Parchi, era stata avanzata la proposta, poi caduta nel dimenticatoio.

Adesso si punta sulla nuova sensibilità ambientale maturata in questi ultimi anni, perché sarebbe davvero paradossale che l’Ars bocciasse nuovamente la proposta nel momento in cui si va parlando continuamente di transizione ecologica, cambiamenti climatici, biodiversità. La Città metropolitana di Messina, con il sindaco Basile in testa, può e deve svolgere un ruolo di fondamentale importanza, visto che le (ex) Province, dal 2016, hanno rafforzato il loro ruolo di enti vocati alla salvaguardia ambientale dell'intero territorio provinciale, grazie all'adozione della “Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea”, per la quale l’AssoCea, guidata da Francesco Cancellieri, sta facendo un lavoro eccezionale.
Importante anche il ruolo svolto negli ultimi mesi dal Gal Tirrenico “Mare Monti e Borghi”, che ha rilanciato il progetto di istituzione con due incontri che si sono tenuti a Basicò e a Taormina, individuati come le future sedi dell’Ente Parco (anche se, poi, buisognerà immaginare una sede centrale, che faccia da coordinamento, nel capoluogo dello Stretto e dei Peloritani). Ricordiamo le recenti dichiarazioni del direttore generale del Gal Roberto Sauerbon: «Sono convinto che oggi le cose andrebbero diversamente sia sulla scorta di una nuova consapevolezza ambientale, sia delle centinaia di testimonianze che ci spingono a muoverci in questa direzione. Siamo consapevoli che il nostro territorio dei Monti Peloritani è già in gran parte una vasta area protetta, visto che ricadono integralmente diverse aree protette di Natura 2000, tra Siti di interesse comunitario (Sic), Zone di protezione speciale (Zps), la Riserva naturale orientata di Fiumedinisi e Monte Scuderi, la riserva di Marinello, zone di alto interesse paesaggistico e “Geositi” riconosciuti anche di interesse mondiale, come la “Rocca Salvatesta” di Novara di Sicilia, oltre a migliaia di ettari di demanio forestale regionale». A questi aspetti «del Parco vanno sommati quelli umani, segnati da una presenza che rivela emergenze di tipo architettonico, archeologico ed etnoantropologico». C’è fiducia e ottimismo, dunque. Il Parco dei Monti e Borghi Peloritani non è più una scommessa azzardata, ma un solido progetto che si spera possa tornare al voto dell’Ars nel più breve tempo possibile. E l’auspicio è che anche la Giunta Schifani faccia la sua parte, tenendo conto delle istanze che arrivano dai territori.

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