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Messina, l’uomo delle caffettiere che ha conquistato il mondo

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«La mia caffettiera rispondeva a tutti i requisiti che mi ero proposto, doveva funzionare sul fornello di casa, non doveva usare cialde o capsule, doveva essere ecologica, il caffè doveva costare poco e infine doveva restituire un espresso cremoso e personalizzabile. Alla domanda che mi ero posto molto tempo prima avevo dato una risposta affermativa. Onestamente lo avevo fatto a scopo personale, non c’era nei miei pensieri una visione commerciale. Era semplicemente una sfida che avevo concluso vittoriosamente e mi sentivo già appagato avendo una caffettiera a casa e una all’officina». Probabilmente, quando si è armato di testardaggine, Nino Santoro, classe 1957, che ha inventato il caffè low cost di qualità e ha letteralmente reinventato se stesso creandosi un nuovo lavoro non sapeva che avrebbe raggiunto dalla sua Santa Teresa di Riva la stampa estera e oltrepassato i confini siciliani, con la sua originale caffettiera “kamira”. E oggi sorride e si commuove non appena gli appiccichiamo l'appellativo di inventore.

Si parte dalla moka

Ma procediamo per gradi in questa favola da sogno italico che racchiude in sé una grande morale, come le favole di Esopo. Nino, perito meccanico, da buon italiano che si rispetti, il caffè ce l’ha sempre nel sangue. Anzi, negli anni '90 lo preparava con la tradizionale moka di alluminio: «con pazienza e passione avevo sperimentato e dosato con successo la giusta formula che prevedeva precise quantità di acqua e polvere di caffè che, insieme ad una fiamma calibrata, mi consegnavano un caffè incredibilmente cremoso che scendeva piano piano sulle pareti del tubo conico di uscita. Uno spettacolo che sembrava una lenta e lucente colata lavica colorata e profumata con il tipico aroma del caffè. E di questo orgogliosamente me ne vantavo con gli amici, i quali, pur provandoci con grande impegno, non riuscivano a fare altrettanto, ma anche con chi seguendo la via tecnologica stava acquistando macchine elettriche che l’industria in quegli anni di consumismo dilagante sfornava in continuazione con modelli sempre più belli e sofisticati, tra questi anche i quelli con le cialde e capsule».
Un giorno però la sua magica moka scordata maldestramente sul fornello di casa andò in fumo e Nino non riuscì a trovare una degna sostituta ma nella sua mente cominciò ad insinuarsi un tarlo fisso: «Alla fine mi sono posto una semplice domanda, “Perché sul fornello di casa non si può fare un buon caffè espresso?”, e ricordavo con nostalgia quello che facevo regolarmente con la moka sul fornello di casa mia. Da quella domanda partì l’input che mi spinse ad iniziare una sperimentazione dettata solo da una irrazionale reazione di ribellione di fronte ad uno stato di cose che non accettavo, tutto ciò senza sapere ne sperare di giungere ad un risultato utile». La lotta sembrava quasi titanica. Il mercato del caffè era già saldamente ancorato nelle mani delle multinazionali che disponevano di grandi capitali, laboratori e esperti, e immaginare solo di pensare di contrastarlo sembrava “pura follia”. Nino, testa dura, si ricordava la frase di Einstein “una cosa è impossibile da inventare fino a quando non arriva uno che non lo sa e la inventa”. E dall’idea alla sperimentazione il passo è stato deciso e romantico perché l'inventore cominciò a scervellarsi a casa di papà , nella sua ampia terrazza con vista sul mare, dove erano soliti chiacchierare dando vita a una sorta di officina con saldatrice, bombole di gas, trapano, smerigliatrice e vecchie caffettiere.

La svolta

La svolta arrivò il 17 dicembre del  1998, dopo molti mesi di tentativi vani, ed ecco materializzarsi il frutto dell’ingegno: la moka rovesciata dal design vintage. L’acqua non viene spinta dal basso verso l'alto come nella moka tradizionale dove l'acqua bolle e danneggia gli oli profumati che rendono il caffè così buono, ma dall'alto verso basso come al bar. La base, dove poggia la tazzina, funge da caldaia dove l'acqua viene scaldata alla temperatura decisa dal preparatore della buona bevanda risveglia animo, per poi risalire lungo il tubo curvo che funge anche da impugnatura atermica. E così si ottiene un espresso con la “e” maiuscola usando la semplice polvere da moka. La macchina lavora a bassa pressione (intorno a 3 atmosfere) e funziona su qualsiasi fonte di calore: «Quel giorno, "piovuto" dopo tanti esperimenti dove mi vennero in soccorso anche gli studi, lo ricordo come se fosse ieri. Una vittoria che valeva una vita. Allora papà mi fece i complimenti e festeggiamo con tutta la famiglia. E per non andare troppo nel dettaglio tecnico che li avrebbe annoiati mi limitai come faccio adesso a spiegare che avevo tolto la valvola e avevo semplicemente fatto una banale applicazione al corpo della caffettiera in modo che al suo interno tutti i parametri rimanessero sotto controllo e semplicemente gestibili aumentando o diminuendo la potenza della fonte di calore». E intanto, la geniale idea, che richiama nel nome, la principessa, continua a stupire perché insegna a non arrendersi mai. Anche se qualcuno non capendo, come il papà di Nino, borbottò assistendo agli esperimenti con un “Non ti stanchi mai?”. Perché è in fondo dalla perseveranza che si scrive la storia. Una storia che il signor Nino vuole imprimere su carta affinché un domani, quando la memoria non sarà più la stessa, potrà rileggere ed emozionarsi. E il talento del Sud incalzato non nega che sogna ancora in grande: «Stiamo pensando ad una fabbrica più grande - conclude -, ma io ho i piedi di piombo. Un aiuto delle istituzioni? Lo accetteremmo pensando di fare anche qualcosa per i giovani. Che devono armarsi di curiosità. Come faccio io che ancora leggo voracemente il libretto di istruzioni pure delle lampadine».

© Riproduzione riservata

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