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Messina: la coppia di scorza dura, come i loro limoni

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«Nel nostro laboratorio non si trova un frigorifero. Se mi servono i limoni, scendo, li raccolgo e li lavoro. E se le natura si ferma ci fermiamo anche noi». Gli ingredienti per fare bene c'erano tutti. Il sapore della Sicilia e la tenacia che solo un popolo come il nostro possiede “a tinchitè”, ovvero in abbondanza, come si dice in dialetto.
E così, il trentaseienne Lorenzo Ricciardo, a Capo d'Orlando, ha dato vita alla sua piccola azienda di liquori e sogna che le sue creature facciano gola ai migliori ristoranti stellati. «Nella vita precedente, se così si può dire, facevo il tornitore e lavoravo per un'azienda, ma ho sempre avuto la passione per i liquori – racconta il neoimprenditore – e, di fatto, tutto è nato in coincidenza con il lockdown. Con mia moglie Fabiana, sperimentavamo e cercavamo di fare un prodotto buono e ci riuscivamo. Così è maturata l'idea di lanciarmi in questa avventura che è nata il 25 febbraio del 2021 dopo un “bel” periodo in cui abbiamo dovuto lottare con la burocrazia e le sue pastoie».
Lorenzo, stanco di un'esistenza assai precaria, tra incertezze e cassa integrazione, aveva in testa un piano ben preciso: valorizzare i prodotti della nostra terra e dar vita a qualcosa che potesse dare realmente un futuro ai suoi figli. «Io ho fatto una scelta di campo ben precisa – continua –, la lavorazione è quella antica, non usiamo coloranti e conservanti ed è tutto naturale al cento per cento. E soprattutto usiamo le mani per tutto, anche per lavare le bottiglie. Gli agrumi li coltiviamo noi grazie alla bella eredità che ci ha lasciato il nonno della mia consorte, Giuseppe Giuffrè, che non è più con noi e se ho bisogno vado a chiedere supporto al vicino di campagna che cura la sua terra con la stessa qualità che cerchiamo di ottenere noi». Il giovane imprenditore, lanciatosi non nella produzione del classico limoncello, ma mixando gusti particolari come limone e zenzero, arancia rossa e cannella, e dando vita a varie creme come quella di nocciola, cioccolato e pistacchio, ha chiamato subito per un consiglio il suo ex professore di Chimica Carmelo Colombo. «In effetti sembra quasi una storia da film – prosegue Lorenzo –, il caro “prof” è rimasto nel cuore di tanti suoi allievi, così quando l'ho chiamato per dirgli che stavo aprendo un laboratorio, mi ha riattaccato la cornetta dicendomi che sarebbe arrivato subito. È stato incredibile, davvero. Con lui abbiamo fatto tantissime prove e ancora oggi lo chiamo parecchie volte al giorno per chiedere consigli. E mi ripaga della sua fiducia con grandi gesti che per me valgono tanto, come postare foto con le mie bottiglie accompagnate dalla frase emblematica “Io ci metto la faccia”». E sì, sembra veramente un film, ma è tutto reale.
Le soddisfazioni, dopo il periodo iniziale, ora stanno arrivando come confermano le tante richieste pervenute dalla Germania, dal Belgio, ma anche dalla Nuova Zelanda. Lorenzo Ricciardo, però, confessa che il massimo della felicità è stato raggiunto quando il messinese Giuseppe Arena, un nome che parla da solo nel panorama dolciario, perché è sinonimo di tradizione ed eccellenza, gli ha aperto le porte di una collaborazione. «Mia moglie – afferma – è stata lapidaria prima dell'incontro con il maestro e mi disse “vai e fatti cazziare”, usando un verbo che per i siciliani ha un significato chiarissimo, perché solo con le critiche costruttive è possibile crescere e migliorarsi. Arena ha apprezzato quello che facciamo e ha deciso di realizzare una colomba prodotta artigianalmente, con lievito madre, farcita con la crema al mandarino del nostro liquore e ricoperta con una glassa di cioccolato bianco aromatizzato al mandarino e con petali di cioccolato. E per noi è davvero una grande gioia».
Ci vogliono coraggio e audacia ma anche tanta fatica, l’impegno del “giorno per giorno” che può anche sfiancare chi non si arma di pazienza e determinazione. Lorenzo, di fatto, vive nel suo laboratorio e per ora incarna tre figure: quelle di produttore, di rappresentante e di corriere, mentre sua moglie è bravissima nel curare l'immagine e il profilo social della neonata azienda, fiorita durante il periodo buio del Covid.
E ora, marito e moglie coltivano un grande sogno: «Abbiamo un desiderio – conclude Lorenzo – ed è quello di dare lavoro alle persone che vivono in Sicilia. Desideriamo che in questo laboratorio, che sorge sulle colline di contrada Scafa, ci sia chi sbuccia, chi mette l' etichetta, e perché no, chi mi manda a quel paese. Ma di sicuro le macchine non sostituiranno mai il lavoro degli artigiani, e probabilmente l'unica concessione la faremo per il lavabottiglie...».

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