Sabato, 26 Novembre 2022
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Messina, Roberto restituisce vita ai capolavori

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«Non ho sogni perché sarebbero un confine. Credo che si debba puntare sempre più in alto dei propri limiti, così non solo si è sicuri di spingersi oltre le proprie capacità, ma ogni esperienza sarà un’avventura stupenda». Che la sua vita si sarebbe identificata con l'arte lo capì molto presto. Da quando, da bambino, respirando bellezza nei musei voleva toccare con mano quelle opere che lo attiravano. Ma sapeva che era proibito. Roberto Merlo, classe 1989, in Francia ha realizzato il suo sogno professionale diventando di fatto, nel febbraio 2020, socio della società "Arcanes". E come firma italiana del restauro, nonostante la giovane età, ha messo mani su molti lavori prestigiosi e tecnicamente complessi: l'insieme decorativo della Cancelleria di Orléans e il salone della Pace della reggia di Versailles. Un microcosmo rappresentativo a cui possiamo aggiungere la sua partecipazione al restauro di diverse opere appartenenti ai più importanti Musei francesi: gli attributi delle scienze di JS Chardin, David e Golia di Guido Reni nonché il San Tommaso di Daniel Velasquez e il massacro di Scio di Eugène Delocroix . Ma gli inizi in questa storia sono importanti. Come tanti pezzi che restituiscono un mosaico...
«Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che amava e ama – racconta Roberto – viaggiare e immergersi in musei e siti archeologici. Questo mi ha aiutato molto a soddisfare la mia passione per l’arte, soprattutto quella fatta dagli altri, dagli artisti del passato. In quelle visite museali sentivo un certo senso di insoddisfazione dettata dal fatto che non potevo toccare con mano le opere, sentire la materia, accarezzare la pittura. Da li, è nata la mia voglia di diventare restauratore. Proprio per poter soddisfare quel desiderio di contatto fisico». Il giovane, già prima del diploma sentiva la necessità di fare le valigie e di assaporare il desiderio di indipendenza: «Con l’aiuto dei miei genitori e dopo qualche ricerca di corsi di laurea per il restauro dei beni culturali, mi sono confrontato con il corso di restauro di Urbino considerando che le grandi istituzioni storiche come l’Istituto superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze erano, all’epoca, in fase di aggiornamento amministrativo e avevano, di conseguenza, le iscrizioni chiuse. Urbino mi ha attirato per le dimensioni a misura d’uomo e a distanza di anni la considero una scoperta che non dimenticherò facilmente».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

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