Venerdì, 20 Maggio 2022
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Messina, alla Badiazza esoterismo e armonia divina

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Ecco Santa Maria della Valle (in epoca normanna), Santa Maria della Scala nel 1167, per l’omonimo dipinto su tavola giuntovi prodigiosamente e Badiazza, dopo l’abbandono delle monache benedettine in conseguenza della peste del 1347.
Davanti al tempio monumentale sull’argine destro della fiumara in contrada “Scala”, per un momento non siamo più visitatori di un edificio muto ma uomini e donne da Cattedrale che, col vestito del pellegrino medievale, interroghiamo le pietre per soddisfare la nostra sete di conoscenza. Le pietre parlano perché gli apprendisti, sotto la guida del Maestro d’Opera, hanno scolpito su di esse dei segni ad indicare il cammino di un viaggio alla ricerca della trascendenza e dell’immanenza, e parlano di un lontano giorno di mille anni fa quando uomini vestiti di bianco e con la mitria in testa eseguivano dei movimenti a X sul pavimento, marcando così l’iniziale della parola “Xristòs” e significando la presa di possesso del luogo consacrato da parte di Cristo: era la dedicazione del tempio che veniva aperto al culto con la celebrazione della prima messa. Entriamo anche noi liberandoci da ogni legame e da ogni certezza per capire il messaggio che apprendisti, compagni e Maestro d’Opera hanno eternato nel mistero della sacralizzazione della materia.
Le tre absidi della Badiazza sono orientate verso il mare, ad est: “Che l’edificio si protenda verso oriente come una nave”, raccomandano le “Costituzioni apostoliche”, e da ciò si può dedurre l’importanza dell’orientamento che non aveva soltanto il significato simbolico della nascita della luce, oltre che della Resurrezione di Cristo, ma anche un influsso fisico oggettivo ed energetico. È Cristo-luce che si manifesta nella parte più importante del tempio, l’abside che accoglie l’altare. La chiesa cristiana, come scrive Sant’Agostino, è formata dalle pietre (i credenti) e dalle fondamenta (i profeti e gli apostoli). Essa rappresenta il corpo di Cristo sulla terra e, allora, vediamole queste pietre parlanti.
Due capitelli su pilastri ottagonali del “sancta santorum” raffigurano teste barbute stilizzate dall’espressione inquietante e sono in numero di tre (di grande valenza simbolica per i suoi significati esoterici e religiosi, la Trinità col triangolo della loro unione). Nella simbologia medievale la testa, assieme al cuore, era considerata la parte più importante del corpo, poiché sede della forza vitale, dell’anima e del suo potere. Denotante saggezza, controllo, dominio, per il Cristianesimo è Cristo, la “Testa della Chiesa”. Ma se capovolgiamo queste teste, vedremo dei fiori con nello stelo foglie arrotolate, simbolo di attenzione, di affetto e di amore di Cristo verso l’umanità.
Negli altri due capitelli su pilastri ottagonali, sempre nel “sancta santorum”, nelle quattro facce è ripercorsa la nascita, la vita, la morte e la resurrezione di Cristo. Il soffio che aleggia in questi capitelli è quello che anima l’incontro dell’uomo con il sacro di cui il simbolo costituisce il ponte. Qui l’anima regna sovrana e comanda la natura, il Maestro d’Opera è riuscito a trasformare il tempo profano della materia nel tempo sacro dello Spirito. E allora, a nord nei capitelli è raffigurata la stella cometa con 8 punte, simbolo di perfezione e che indica proprio il polo nord celeste: è la nascita di Cristo; ad ovest c’è un fiore stilizzato a forma di croce con gemme agli angoli: è la vita di Cristo; a sud c’è una croce patente a braccia uguali: è la morte di Cristo; ad est, proprio dove sorge, c’è un sole stilizzato raggiato: è la Resurrezione.

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