Martedì, 25 Gennaio 2022
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La milazzese che insegue le ombre del caso Orlandi

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Da anni, lotta con caparbietà e determinazione per l’affermazione dei diritti altrui e per dare risposte a chi da troppo tempo, aspetta di conoscere la verità. Originaria di Milazzo, classe ’75, Laura Sgrò svolge la prestigiosa professione, oltre che di avvocato nello Stato italiano, di avvocato rotale e avvocato patrocinante presso la Corte di Appello dello Stato Città del Vaticano nonché di avvocato patrocinante presso l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica. È uno dei legali più conosciuti del settore: tra i suoi assistiti più noti ci sono Francesca Immacolata Chaouqui, che ha difeso nel processo Vatileaks 2, la madre di Cédric Tornay per il caso Estermann e la famiglia di Emanuela Orlandi. Il suo studio legale si trova a Roma, ma vanta anche due sedi distaccate a Beirut e Buenos Aires. La rivista Forbes Italia nel 2021, l’ha inserita sia tra le “100 eccellenze del legal”, sia tra le “100 donne italiane di successo”. Riconoscimenti che l’avvocato Sgrò ha accolto con grande emozione, dopo essere già stata citata dal Corriere della Sera tra le “70 donne del 2018”.
Soddisfazioni meritatissime, dato il suo instancabile lavoro, portato avanti come una missione, per far luce sui casi più complicati in cui è coinvolto lo Stato Pontificio. Tra questi c’è la scomparsa di Emanuela Orlandi, della cui famiglia è portavoce ormai da alcuni anni: «Il pensiero di poter dare finalmente giustizia ai miei assistiti – rivela il legale – dopo ben 38 anni, è ciò che mi spinge ad andare avanti». Una vicenda su cui, grazie al suo operato, si sta continuando ad indagare: «Emanuela deve tornare a casa, viva o morta che sia – afferma la professionista –. Abbiamo chiesto che sia sentito urgentemente l’ex magistrato Giancarlo Capaldo, che in passato si occupò del caso, il quale ha rilasciato delle scottanti rivelazioni, secondo cui il Vaticano sarebbe a conoscenza di dove si trovi il corpo della giovane».

Per costruire la sua brillante carriera, la milazzese ha impiegato anni di studio e di sacrifici: «Il mio è stato un percorso molto lungo – spiega – perché dopo essermi laureata in Giurisprudenza all’Università di Messina, mi sono trasferita a Roma, conseguendo il diploma di laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense e il dottorato in Diritto Canonico, presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Ho infine, frequentato lo Studio Rotale per ottenere la relativa l’abilitazione. Fino a 35 anni, quindi, non ho potuto lavorare a tempo pieno, perché mentre seguivo le lezioni nella capitale e preparavo i vari esami, svolgevo anche la pratica forense per diventare avvocato dello Stato italiano». Supporto fondamentale, durante questo cammino, è stato quello datole dai genitori ed in particolare dal papà, che purtroppo è venuto a mancare lo scorso anno: «Mio padre – ricorda – mi ha sempre sostenuto sia da un punto di vista economico che morale. Mi ha dato la possibilità di inseguire il mio sogno e mi ha tramesso un’educazione esemplare e dei valori genuini, senza i quali non avrei potuto ricoprire il ruolo che svolgo oggi». Virtù che animano giornalmente la sua professione: «Sono convinta – commenta il legale – che nella vita e nel lavoro, sia importante non soltanto ricevere, ma anche dare. Credo infatti, fortemente nell’amicizia e nei rapporti umani, e spesso la gratitudine di un cliente vale più di ogni altra soddisfazione».

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