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Angela, Carlo e la loro “Baronz”: "Crediamo nel riscatto di Messina"

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Il nome già incuriosisce. Perché richiama le origini della fondatrice. Anzi, il soprannome scherzoso e affettuoso con cui i suoi amici amavano apostrofarla. "Baronz", abbreviazione appunto di baronessa, per ricordare le origini nobiliari dell' avvocata Angela Sergio, classe 1984, che pur avendo fatto un dottorato di ricerca in diritto aeronautico ammette di essere stata rapita dall'attività imprenditoriale. Anche se si fa il doppio della fatica. E da poco, insieme al marito, Carlo Vermiglio,classe 1981, professore di economia aziendale dell'Università di Messina, si è lanciata nella produzione di una birra Iga (Italian Grape Ale), realizzata con il 30% di uve moscato della tenuta Barone Sergio. E l'idea è maturata in pieno lockdown, ma anche grazie anche a un incontro all'Università di Messina che è stato fondamentale.

L'idea

Ma procediamo per gradi: «Tutto è nato quasi per step – ha raccontato Angela – abbiamo unito due territori. Quello di Noto, dove la mia famiglia produce vino, e quello del messinese, in particolare Sinagra, dove viene fatta la birra. Durante le chiusure forzate io e mio marito avendo come tutti più tempo a disposizione ci siamo messi a ragionare su cosa potevamo fare insieme. Abbiamo studiato molto e ci siamo resi conto che per adesso va in voga il mondo Iga, ovvero, birre dall'alto potenziale, di nicchia, in grado di rappresentare un nuovo made in Italy. Che fa gola». E il terreno era fertile perché la coppia poteva contare sull'uva di famiglia. Selezionata per fare poi la birra : «Siamo davvero entusiasti perché abbiamo unito eccellenze locali – riprende le fila del discorso Carlo – e ci sono stati una serie di incastri fortunati. Perché l'idea aveva bisogno di menti. E provvidenziali sono stati i ragazzi del birrificio artigianale "Epica" che io ho conosciuto durante un seminario organizzato dal nostro ateneo a beneficio dei nostri studenti. Ricordo che i loro racconti mi avevano entusiasmato, così, non appena con mia moglie ci è venuta questa idea, li abbiamo coinvolti immediatamente. E sono loro che si occupano di tutta la produzione nei loro stabilimenti».

Il progetto

Dall' idea allo start si è aspettata la nuova vendemmia: «Diciamo che la cosa bella è che noi siamo soggetti al trascolorare delle stagioni, e alla stagionalità dei prodotti. E quando è stata fatta la cotta noi abbiamo ordinato un po' di birre online per conoscere e studiare a menadito il mondo Iga, prima a noi completamente sconosciuto. E questa indagine di mercato su scala nazionale ci ha fatto capire cosa volevamo fare. E i giovani talentuosi hanno realizzato perfettamente cosa volevamo». Adesso la produzione è limitata, ma il professore crede fortemente in questo suo progetto: «Stiamo centellinando le bottiglie che abbiamo ma stiamo già pensando a nuovi cicli di produzione, di questa tipologia, e altre con nuove uve che possono essere impiegate per creare dei nuovi fratelli e delle nuove sorelle». Una nuova scommessa "made in Sicily" che accende speranza. Anche l'agenzia di comunicazione che gestisce l' immagine è peloritana, mentre l' etichette sono nate ad Alcamo: «Abbiamo fatto – continua Vermiglio – una scelta di campo precisa. Per valorizzare la nostra bella terra. Io credo nella rinascita di Messina, anzi ritengo che sia doveroso crederci. I percorsi sono tanti, come le difficoltà da affrontare, ma secondo me ci sono segnali davvero incoraggianti. Io, anche da professore, ho tanti progetti. Il Pnrr può essere un volano e nel mio piccolo mi impegno in questa direzione».

Emigrazione al contrario

E fa sorridere che la sorella di Angela, Luigia, che viveva e lavorava in un'agenzia di comunicazione a Milano, sia stata protagonista di un'emigrazione al contrario. Tornando qui ha deciso di dedicarsi all'azienda e dare una mano alla neonata creatura messinese che discende da quella di Noto ma ha una società diversa: «Io credo che la pandemia abbia rimescolato tutte le nostre esistenze, – dice concludendo Angela riferendosi al cambio di rotta dalla sorella – e ci ha insegnato tantissime cose. Noi speriamo che la nostra storia sia da stimolo perché è sempre meglio fare che non fare. Rimanendo nel limbo dei "Vorrei ma non posso"».Un leitmotiv che i siciliani hanno usato per troppo tempo, aggiungiamo noi, non capendo che la ricchezza c'è e si mette a fuoco solo se si hanno solo veri occhi per vedere.

© Riproduzione riservata

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