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Castellaccio a Messina, oltre 5 milioni per il recupero: il sopralluogo di De Luca

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«Cu' carriò la petra e la quacina, cu travagghiò pi gghisari sti mura, facènnumi cchiù forti, d'ura in ura, dormi, e non s'arrispigghia a la matina: dormi, di trenta sèculi… O Missina, tu intantu addivintavi gran signura! Ma poi ti vosi ‘nterra la svintura, mentri, cu' potti, ti mintìu ‘ncatina. Lu foristeri ora cchiù non ti vanta; l'aria libbera tò cchiù non cci coli. Ed oramai di tia nuddu si scanta… Ma, addritta e fermu, supra sta muntagna, iò cci cantu, a cù voli e a cù non voli: Missina cc'era, e Roma era campagna».

Messina c'era, e Roma era campagna, scriveva il poeta messinese Pasquale Salvatore nella sua lirica in dialetto “'U Castiddazzu”. Le origini di quel Forte che, a poca distanza da Castel Gonzaga, a 150 metri sul livello del mare, domina il panorama dello Stretto, sono mitiche, si coltivò per secoli la leggenda che fosse stato Orione a costruirlo. Al di là del Mito, la Storia è passata di qui, e ha lasciato tracce ancora visibili: l'impianto medievale del Castellaccio e il potenziamento dei quattro bastioni ad opera del grande architetto cinquecentesco Ferramolino, la rivolta anti-spagnola e i moti risorgimentali.

Poi, il terremoto del 1908 e la seconda Guerra mondiale con i suoi bombardamenti, al termine del quale, come scrive l'architetto Nino Principato, «fu ampiamente manomesso, quando vi si installò la “Città del ragazzo”. In quell'occasione, oltre allo stravolgimento generale della natura dei luoghi, all'interno del castello venne edificata una palazzina con finestre in falso stile gotico. Della struttura originaria rimane la pianta quadrata rafforzata agli angoli da bastioni a cuneo, il cornicione continuo di coronamento a sezione semicircolare e le guardiole sugli spalti, anche se notevolmente rimaneggiate. Un esempio di cattivo e improprio uso di una struttura monumentale di grande importanza storica che, altrove, non certo a Messina, sarebbe stata degnamente recuperata e adeguatamente valorizzata».

Il Castellaccio divenne la sede di Villa Pia, luogo di residenza dei bambini ospitati da padre Nino Trovato, il fondatore dell'Opera “Città del Ragazzo”, inaugurata ufficialmente nel marzo del 1949 a Gravitelli. Centinaia di “orfanelli”, di ragazzi e giovani provenienti da famiglie e da contesti disagiati, trovarono casa e lavoro, nei locali che man mano sorsero (officine, tipografia, falegnameria e laboratori per l'avviamento professionale).

La “Città del Ragazzo” è stata una parte importante della storia di Messina. Poi, l'11 maggio 2016, la Fondazione che portava il nome dell'Ente di via Pietro Castelli venne dichiarata estinta con decreto della Prefettura dell'11 maggio 2016. E il 27 maggio di quello stesso anno, la sezione civile del Tribunale di Messina nominò i commissari incaricati della liquidazione, l'avvocato Giovanni Bonanno e il dott. Francesco Cesareo Consolo.

Ora, come è noto, l'Amministrazione comunale ha deciso di procedere all'acquisto di tutta l'area e ieri mattina il sindaco De Luca, accompagnato dal vicesindaco Mondello e dall'assessore alla Cultura Enzo Caruso, ha effettuato un sopralluogo per constatare lo stato dei luoghi. Il Consiglio comunale ha dato il via libera, adesso si tratta di formalizzazione la proposta ai commissari liquidatori.

L'investimento si aggira attorno ai 5 milioni e mezzo di euro (compresa l'ex colonia estiva di Torre Faro). «La stima ovviamente - precisa Mondello - è il valore del perito che può essere oggetto di riduzioni derivanti da valutazioni più generali e da decurtazioni legate allo stato manutentivo». Le condizioni, come dimostrano le foto scattate durante la visita, sono in molte parti del tutto deficitarie e ci vorranno ulteriori risorse per rimettere in sesto tutto il compendio immobiliare. La Giunta ne vuole fare un Centro socio-assistenziale polivalente, anche se in un primo momento il sindaco aveva ipotizzato anche una possibile destinazione come secondo Palazzo di giustizia. In ogni caso, come ribadisce l'assessore Caruso, uno degli obiettivi prioritari è anche la valorizzazione turistico-culturale, all'interno della Rete dei Forti, del Castellaccio, oltre che di Castel Gonzaga. La scelta è compiuta, il percorso imboccato, ora si attendono gli atti, e i fatti concreti.

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