Giovedì, 06 Ottobre 2022
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Cortile Teatro Festival: “Lei conosce Arpad Weisz?” fra un intervento urbano e una meditazione

“Steli”, l’urban performance presentata dal gruppo Stalker Teatro di Torino (domenica 17 luglio, Lido Horcynus Orca, ore 18,30), “Lei conosce Arpad Weisz?” della compagnia Menoventi di Ravenna (lunedì 18 luglio, Cortile Calapaj-D’Alcontres, ore 20,45) e la meditazione visio-poetica “Chorea Vacui”, proposta da Teatringestazione di Napoli (giovedì 21 luglio, Lido Horcynus Orca, ore 21 e 22) sono i prossimi tre appuntamenti dell’XI edizione del “Cortile Teatro Festival”, che quest’anno si presenta con varie contaminazioni, sotto il segno del sottotitolo “Forma e sostanza”.

“Steli“ è un intervento urbano della compagnia Stalker Teatro. Si tratta di una performance interattiva, dal forte impatto visivo che si rivolge a un pubblico eterogeneo, curioso e attento alle novità. Uno spettacolo dal vivo visionario, un ponte tra arte visiva e performing art, adatto a luoghi non convenzionali. Fa parte del ciclo “Reaction”, un più ampio progetto sperimentale che indaga, secondo la poetica tipica della compagnia, il rapporto fra arti visive e teatro. La Compagnia Stalker Teatro è attiva professionalmente da quarant’anni nel campo dell’educazione e della sperimentazione teatrale ed è riconosciuta dal Dipartimento dello Spettacolo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali; sviluppa la propria ricerca nel rapporto fra teatro e arti visive, producendo spettacoli, performance ed eventi di teatro partecipato con un forte vocazione sociale e che spesso prevedono il coinvolgimento diretto degli spettatori. Stalker Teatro opera principalmente a Torino, dove ha creato in intesa con il Comune, l’Officina per lo Spettacolo e l’Arte Contemporanea “Caos” e nel Biellese dove svolge un programma articolato di “Residenza Multidisciplinare” sul territorio e dove, anche in collaborazione con la Fondazione Pistoletto – Cittadellarte, organizza il Festival. Il concept è di Gabriele Bonaccini, original score di Riccardo Ruggeri e Simone Bosco, performers sono Stefano Bosco, Dario Prazzoli, Sara Ghirlanda e Silvia Sabatino.

“Lei conosce Arpad Weisz?”, uno degli spettacoli più attesi del Cortile Teatro Festival, è un reading tratto da “Dallo scudetto ad Auschwitz” di Matteo Marani, con Consuelo Battiston e Beatrice Cevolani; riduzione e regia di Gianni Farina. Il testo di Marani avvolge lo spettatore e lo spiazza incessantemente. Da questo accerchiamento ludico e sinistro, che rimanda all’inesorabile stretta di leggi e divieti che spianò la strada all’olocausto, emergono due pulsioni contrapposte: l’amore per lo sport, per il calcio, e lo sconcerto per la feroce stupidità umana. La storia di Arpad Weisz è urticante e meravigliosa, in essa convivono l’entusiasmo per un allenatore che ha rivoluzionato “Il giuoco del calcio” e il fastidio destato dal contegno degli italiani e degli europei di fronte allo strisciante antisemitismo che stava ammorbando il continente. Al centro di questo assedio emotivo troviamo una famiglia in fuga, due bambini braccati, rigettati dalla scuola, privati di una lingua, separati dagli amici. L’inesorabile palleggio tra il campo da calcio e il campo di sterminio riverbera nel progetto sonoro del reading che, congiuntamente al testo, reinventa ambienti e vibrazioni per restituire una storia che un silenzio di settant’anni non è riuscito a cancellare.

“Chorea vacui” (regia e cura della visione: Gesualdi/Trono, con Giovanni Trono), meditazione visio-poetica, è un dispositivo di provocazione del visibile, un percorso sonoro il cui meccanismo è mosso dalle indicazioni del testo in relazione allo spazio fisico e misurabile che accoglie gli spettatori. La dinamica attivata provoca un’estensione della sensibilità “visiva”, che trasporta gli spettatori in una dimensione poetica fuori misura, dove tempo e spazio, storia e presenza, materia e antimateria, visibile e invisibile, si congiungono generando un’ulteriore possibilità di percepirci insieme un corpo vivo. Sentiamo la necessità di rispondere a questo tempo tragico, che ci coglie tutti indistintamente e oltre ogni confine, con un atto di provocazione poetica, generando una soglia oltre la quale vogliamo credere sia possibile riconoscerci parte della stessa materia, corpi fra i corpi, atomi tra gli atomi, sostanza incrostata d’animale e di stelle; superare il principio di centralità e supremazia dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, a favore di un’appartenenza all’infinito universo.

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