Lunedì, 16 Dicembre 2019
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L'anima di Modugno in scena a Messina: l'artista Mario Incudine presenta "Mimì" - Foto

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Cantautore, polistrumentista, attore e regista teatrale, direttore artistico sempre attento a valorizzare talenti e sposare progetti che mettano al centro la Sicilia ma siano capaci di parlare al mondo intero. Inarrestabile, Mario Incudine, eclettico artista siciliano nato ad Enna nel 1981, che riempie con eguale entusiasmo piazze di grandi centri e di piccoli borghi, teatri e palasport e spazi raccolti, dove far risuonare la sua musica tramata di sentimento e passione.

Un'agenda fitta di impegni su e giù per l'Italia, ma resta la Sicilia la sua terra d'elezione, tra quella tradizione da custodire gelosamente e la voglia di contaminazioni di ritmi e melodie. La sua musica, oggi a Catania, nel cortile Platamone del Palazzo della Cultura, sarà protagonista della serata inaugurale del Festival Taobuk, insieme allo scrittore spagnolo Javier Cercas, a cui verrà consegnato il prestigioso Premio Sicilia 2019, mentre domani, alle 18, sarà a Messina, al Palacultura Antonello, con lo spettacolo “Mimì. Da sud a sud sulle note di Domenico Modugno”, nell'ambito della stagione di prosa “Teatro Insieme 2019” organizzata dall'associazione Ascetur 2000, con la direzione artistica di Rino Miano.

Mario Incudine, diretto da Moni Ovadia e Giuseppe Cutino, farà rivivere il Modugno dei primi anni di carriera, le sue aspettative, i suoi desideri e ovviamente la sua musica attraverso i testi di Sabrina Petyx. Lo spettacolo è prodotto da ASC Production srl.

Come nasce questo spettacolo?

«È la storia del Modugno degli inizi che, su consiglio di Frank Sinatra, si finse siciliano e sfruttando la musicalità del dialetto salentino, cominciò il suo viaggio nella musica. “Fingiti siciliano! La Sicilia la conoscono tutti, tutti sanno dov' è, poi il dialetto è molto simile al tuo, al pugliese. Fingiti siciliano e conquisterai il mondo!”, disse Sinatra a Modugno. Nello spettacolo ripercorro il genio di Modugno prima di Mister Volare. Un artista capace di lanciare nuove mode, dal teatro canzone alla pizzica, che fece parlare gli animali, e cambiò definitivamente la musica italiana».

Un viaggio non solo nella melodia…

«In scena racconto anche di un'Italia profondamente differente e, come attraverso una sorta di sovrapposizione tra me e Modugno, provo a dare voce ad un mondo che cambia, che lotta, che sogna, che sfida convenzioni e stereotipi, e alla gente del Sud, che si muove verso altri Sud e verso una terra straniera chiamata palcoscenico, da dover raggiungere e conquistare. Uno spettacolo che sento cucito addosso come un guanto, grazie alla scrittura di Sabrina Petyx e la regia di Moni Ovadia e Giuseppe Cutino».

A curare gli arrangiamenti insieme a te il maestro Antonio Vasta, sul palco con te e con gli altri musicisti, come avete lavorato?

«Manfredi Tumminello, Antonio Putzu, Pino Ricosta ed Emanuele Rinella saranno dei musicisti-attori, in una veste completamente nuova».

Oggi invece un concerto per Taobuk, che quest'anno è dedicato al tema del desiderio, come si sposa con la musica?

«Per fare questo mestiere bisogna avere un fuoco dentro, lo dice spesso anche Mimì durante lo spettacolo. Un fuoco che arde, diventa desiderio di raggiungere un obiettivo e di prendere la vita a morsi senza fermarsi mai».

Cantante, autore, attore, Mario Incudine non si ferma mai: che momento è questo per la tua carriera?

«Un momento felicissimo, scelgo di fare le cose a me affini e tutte le attività, anche la direzione artistica del teatro di Chiaramonte Gulfi, Novara di Sicilia, dopo quella al teatro di Enna, si inseriscono in un percorso preciso. Proprio in questi giorni è stata presentata la prima edizione del Folk Fest ad Antillo di cui sarò direttore artistico con la collaborazione del noto giornalista e presentatore televisivo Salvo La Rosa, un grande evento per valorizzare la cultura popolare in tutte le sue forme d'arte. E non perdo occasione di incontrare il pubblico, la mia linfa vitale, durante i concerti anche nei paesi più piccoli, perché credo che la rivoluzione culturale non parta dai grandi centri ma dalle periferie dove c'è voglia di cultura».

Tanta musica, ma come si inserisce il teatro nel tuo percorso artistico?

«Da giovanissimo, nel 1992, ho esordito, ad Enna, in una compagnia amatoriale, ma poi mi sono sempre dedicato alla musica. Ho riscoperto l'amore per il mestiere di attore grazie alla regista messinese Laura Giacobbe che mi ha voluto nello spettacolo “L'Assunzione”; poi sono arrivate le collaborazioni con Moni Ovadia che mi ha voluto come coregista per “Le Supplici” nella stagione dell'Inda di Siracusa nel 2015, lo spettacolo “Il Casellante”, tratto dal romanzo di Andrea Camilleri e diretto da Giuseppe Dipasquale».

Novità in cantiere?

«Sto lavorando ad un nuovo progetto con la regia di Moni Ovadia, un “Barbablù” in versione favola per adulti, in cui sarò protagonista, insieme ad Antonio Vasta».

© Riproduzione riservata

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