Sabato, 28 Gennaio 2023
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Morire da baraccati a Messina, nel 2023

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Una vita in baracca, con un’invalidità al cento per cento e il sogno di una casa “vera”, senza l’umidità ventiquattr’ore su ventiquattro, senza la paura, in ogni giornata di maltempo, che il torrente Giostra possa far danni. Quel sogno, però, la signora Santina Parisi non lo potrà mai realizzare, perché la morte è arrivata prima della burocrazia, troppo presto per una donna di appena 66 anni.

Mentre ci si continuava a perdere tra una carta bollata e l’altra; in mezzo ai rimpalli di competenza tra Comune, Arismè e Prefettura; in attesa che si esaurisse il percorso nei meandri della giustizia amministrativa; mentre tutto questo ancora si avviluppava nel solito groviglio da azzeccagarbugli, la signora Santina moriva su un letto d’ospedale, con la beffa di non poter rientrare in quella che, a fatica ma con grande dignità, chiamava casa, tra i tuguri di Discesa Cuore di Gesù, a Giostra, nemmeno da morta. Il motivo? La bara non passa dalla porta. La salma, così, ieri pomeriggio è rimasta per un’ora in sosta fuori dalla baracca, per poi essere portata in chiesa. «Oltre a non esserle stata data la dignità di una casa degna di tal nome – è l’amaro commento dell’avvocata Annalisa Giacobbe, la legale che ha seguito l’intera vicenda –, la salma non può entrare in casa per riceve l'ultimo saluto, ma ancora una volta vedrà la propria dignità calpestata».

La storia di Santina Parisi è una delle tante, troppe storie che ancora oggi emergono dalla palude delle baraccopoli messinesi. La donna era invalida al cento per cento, immunodepressa perché trapiantata di fegato nel 2015 e da anni viveva, insieme al figlio, in una delle fatiscenti baracche di Discesa Cuore di Gesù.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

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