Martedì, 04 Ottobre 2022
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Messina, l'amico fraterno ricorda Giuseppe Magazzù: quel gigante di bontà benvoluto da tutti

Lutto per la comunità dello Stretto: si è spento a Bergamo, a 37 anni, per un arresto cardiaco, Giuseppe Magazzù. Gigante di bontà ed esempio per chiunque lo incrociasse. A tracciare il ricordo è l’amico fraterno Antonio Bebba, che a stento trattiene l’emozione per questa assenza piovuta troppo presto: «Per chi non lo conosceva – scrive – Giuseppe appariva come una persona sorridente, silenziosa, educata e disponibile, col suo metro e 95. Per chi invece lo conosceva bene, era una persona brillante, vulcanica, dinamica, profonda, curiosa, sempre con mille idee nuove e la voglia di realizzare. Non sprecando tempo». Giuseppe è nato e cresciuto a Messina, ma la valigia era sempre pronta. Ha iniziato a viaggiare durante i suoi studi al liceo La Farina e come giocatore di basket, per poi completare in seguito la laurea in Medicina veterinaria a Bologna. La vita lo ha provato duramente, ma nonostante la sfortunata perdita a soli 47 anni del padre Giovanni, ha tenuto il suo animo acceso e continuato a viaggiare e lavorare tra America e Irlanda, collaborando nei grandi ranch e allevamenti come direttore associato per una società veterinaria. E cercando di coordinare il suo ruolo prematuro di figlio maggiore, aiutando la madre Ersita e il fratello minore Francesco, sostenendo ritmi altissimi. Giuseppe non ha mai dato segni di sconforto – come precisa Antonio –, si è sempre rimesso in pista e ha continuato la sua crescita professionale diventando con passi decisi un professionista rispettato nel settore zootecnico veterinario e dando un chiaro esempio a molti di come dietro a una forte volontà, a dei chiari valori e a una determinata passione si possa sconfiggere ogni forma di barriera o limite. È stato anche un esempio di grande bontà e spiccava come un faro la sua attitudine ad aiutare il prossimo, come dimostrava il suo volontariato per le donne come istruttore di Krav Maga. Obiettivo? insegnare loro a difendersi. Ultimo gesto di Peppuzzo, come lo chiamano gli amici, dire un sì convinto alla donazione degli organi. Sperando che altri seguano il suo esempio.
«Giuseppe – conclude Antonio –, lascia in fretta tutti noi, così come quando scappava tra un meeting e una conferenza e con un sorriso ti salutava dicendoti: “Mi impegno a chiamarti al più presto”». E in tanti alzando lo sguardo al cielo sussurrano cercando consolazione: «Muore giovane colui che al cielo è caro». Sapendo che i migliori sono sempre chiamati per prima.

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