Domenica, 27 Novembre 2022
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Mafia a Mojo, sospesi il sindaco Pennisi e la sua vice

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Sospesi dalla carica con effetto immediato. Dopo la bufera giudiziaria nei comuni di Mojo Alcantara e Malvagna, la prefetta di Messina Cosima Di Stani ha adottato un provvedimento a carico del sindaco e della sua vice a Mojo, Bruno Pennisi e Clelia Pennisi, sospendendoli dalla carica con effetto immediato. Quindi l’amministrazione è di fatto “azzerata”. E con tutta probabilità la prefetta convocherà a breve un Comitato per l’ordine e la sicurezza per decidere il da farsi, probabilmente con l’invio di un commissario. Le indagini della Procura e della Guardia di Finanza di Messina sulla scorta di infiltrazioni mafiose hanno portato infatti nella giornata di mercoledì all’arresto del sindaco di Mojo Alcantara Bruno Pennisi, della sua vice Clelia Pennisi, dell’ex assessore ai Lavori pubblici di Malvagna Luca Giuseppe Orlando, di Carmelo Pennisi, Giuseppe Pennisi e dell’imprenditore Antonio D’Amico, imprenditore. Ai domiciliari è finito Santo Rosario Ferraro, un altro imprenditore.

Il debito con Malvagna

Una vicenda considerata emblematica dal gip Tiziana Leanza nella sua ordinanza di custodia cautelare dello stretto rapporto tra il sindaco Pennisi e la famiglia dei Pennisi viene ricostruito grazie alle intercettazioni in carcere, quando nel 2019 Carmelo Pennisi, fratello della vicesindaca di Mojo, Clelia, si trova in cella: «... nel prosieguo del colloquio emergeva, altresì, l’intervento quale mediatore di Pennisi Bruno in una questione pendente tra Pennisi Carmelo e il comune di Malvagna in ordine alla pronta riscossione di un non meglio precisato credito vantato dai Pennisi... la vicenda era, quindi, al centro di una serie di conversazioni intercettate nei giorni successivi che testimoniavano il fattivo interessamento di Pennisi Bruno per la risoluzione della controversia; interessamento sollecitato a più riprese da Pennisi Clelia che dava in tal modo dimostrazione di esercitare un forte ascendente sul sindaco.
Ma - prosegue il gip - «... nonostante l’intervento del Pennisi (il sindaco, n.d.r.) la situazione non si sbloccava; tanto si apprendeva da un’intercettazione datata 30 ottobre 2019 nel corso della quale Pennisi Clelia a dispetto della sua posizione formalmente subordinata, manifestava al sindaco tutto il suo disappunto (“No per l’altra cosa... Bruno... io mi sono arrabbiata... mi sto arrabbiando troppo assai... ma ora non è più questione di duecento euro è questione di presa per il culo... io mi sono rotta le palle...”), rinfacciandogli il fattivo contributo dato dalla famiglia Pennisi alla sua elezione (“quand’è che dobbiamo aiutare agli altri... siamo sempre pronti ad aiutare a tutti...”) e sottolineando la sua appartenenza al sodalizio (“quando ci dobbiamo aiutare fra di noialtri... quasi, quasi...”)».
Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

 

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