Martedì, 17 Maggio 2022
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Messina, torna "Un calcio al razzismo": un convegno ha aperto la sesta edizione

Si è tenuta giovedì 28 aprile, nell'aula "Ex-Chimica" del dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Messina, la "prima parte" della VI edizione della manifestazione "Un calcio al razzismo - Uniti con lo sport", organizzata dall'Università di Messina, dal CUG UniMe e dalla SSD UniMe.
La manifestazione ha preso il via con il convegno dal titolo "Lo sport come valore educativo e sociale". All'iniziativa hanno preso parte docenti di diversi dipartimenti universitari, nazionali e internazionali. I lavori sono stati aperti dal prof. Francesco Astone, direttore del dipartimento di Giurisprudenza, che ha portato anche i saluti del Magnifico Rettore, il prof. Salvatore Cuzzocrea. Hanno preso poi la parola il prof. Daniele Bruschetta, la prof.ssa Concetta Parrinello, presidente del CUG UniMe, la dott.ssa Silvia Bosurgi, presidente della SSD UniMe e campionessa olimpica di pallanuoto, il dott. Damiano Lembo, presidente nazionale dell'US Acli, il prof. Ludovico Magaudda, vice governatore dell'Area 9 Sicilia del Panathlon International, e il dott. Carmelo Lembo, presidente dell'Associazione Bios.
Il prof. Carlo Giannetto, docente del dipartimento di Economia e vice presidente del CUG, ideatore e vera e propria "anima" della manifestazione, ha aperto i lavori parlando dell'importanza dello sport in ambito sociale. Al tavolo dei relatori si sono alternati, coordinati dal prof. Francesco Rende, associato di Diritto Privato e di Diritto Sportivo, al quale è stata affidata anche la relazione introduttiva, il prof. Alessio Lo Giudice, ordinario di Filosofia del Diritto, l'avv. Cristina Varano, procuratore capo Fijlkam, la prof.ssa Maria Gabriella Campolo, associato di Statistica Sociale, la prof.ssa Gabriella Martino, associato di Psicologia Clinica, il dott. Alessio Norrito, Ricercatore della Loughborough University, e il giornalista Fabrizio Bertè, collaboratore di Repubblica - Palermo. Ospite "d'onore" l'ex allenatore del Messina Bortolo Mutti.

L'iniziativa si concluderà con il torneo di calcio a 5 che si svolgerà mercoledì 18 e giovedì 19 maggio, alle 15, alla Cittadella Sportiva Universitaria dell'Annunziata. Anche per la VI edizione, come nelle precedenti, al torneo parteciperanno 10 squadre composte da dottorandi, studenti universitari, personale tecnico-amministrativo dell'UniMe, giornalisti, giovani migranti e rappresentanti di organizzazioni no-profit.
Il prof. Francesco Rende, introducendo i lavori, ha evidenziato come l'imminente modifica dell'art. 33 della Costituzione porterà all'espresso riconoscimento del valore educativo e sociale dell'attività sportiva e si è poi soffermato, criticamente, sull'attuale impiego delle sanzioni sportive nei confronti degli atleti russi.
Alessio Norrito ha parlato dell'importanza del calcio per le popolazioni migranti dal Mediterraneo Centrale, i "famosi" ragazzi che attraversano il deserto e il mare con imbarcazioni "improvvisate". Per loro il calcio è una passione, un sogno, ma anche un mestiere. Nella presentazione ha messo in secondo piano la sua discussione, per riportare i problemi legati al calcio che questi ragazzi affrontano nella vita di ogni giorno e le soluzioni da loro proposte. Sperando che questo intervento possa portare a collaborazioni volte a migliorare la vita di questi ragazzi.

Mister Bortolo Mutti, allenatore che ha scritto la storia del Messina, guidando i biancoscudati in serie A e raggiungendo l'anno dopo il settimo posto in massima serie, è intervenuto tra gli applausi e i sorrisi dei presenti, commossi nel rivedere un tecnico che ha scritto pagine indelebili della storia del calcio a tinte giallorosse. Mutti ha vissuto uno dei primi episodi di razzismo che si sono verificati su un campo di calcio, una scena che ha scosso il mondo del pallone, anche a livello internazionale. In occasione della gara casalinga con l'Inter del 27 novembre del 2005, infatti, l'ex terzino del Messina di Mutti, Marc Zoro, fu vittima di fischi e insulti razzisti da parte della tifoseria nerazzurra. Zoro prese il pallone in mano, di fatto interrompendo il match e minacciando di abbandonare il campo per protesta. Dopo una generale solidarietà espressa al giocatore, sia dai "colleghi" che dagli addetti ai lavori, e le scuse da parte del club meneghino per il comportamento dei propri sostenitori, l'apertura di un'inchiesta da parte della Figc portò all'identificazione dei responsabili e al conseguente Daspo a carico di essi: "Un episodio che ci pietrificò - ha detto Mutti - Marc prese il pallone in mano e disse: io così non posso andare avanti. Anche l'arbitro si dimostrò comprensivo, così come tutti i miei ragazzi all'interno dello spogliatoio e così come i calciatori dell'Inter. Su tutti Adriano, ricordo. Dopo quell'episodio Marc acquisì una maggiore consapevolezza. Diventò più forte. Perché sentì la responsabilità e capì che non si trattava solo di vincere o perdere una partita, o un campionato, ma battersi per una causa decisamente più grande e importante. L'uguaglianza e il rispetto".
Il giornalista Fabrizio Bertè, collaboratore di Repubblica - Palermo, si è invece soffermato sul ruolo della stampa e sull'importanza dei media nel sensibilizzare sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione. Che spesso avviene proprio attraverso lo sport. In questo, quotidiani come La Repubblica o La Gazzetta del Sud hanno dimostrato grande sensibilità raccontando storie d'integrazione e sogni e speranze di tanti ragazzi in cerca di un futuro.
La prof.ssa Gabriella Martino, associata di Psicologia Clinica, nel suo lavoro ha offerto interessanti spunti di riflessione su come lo sport, se correttamente interpretato e utilizzato, possa valorizzare l'unicità e le "differenze" tra gli individui, trasformandole in importanti risorse per la società e favorendo l'integrazione sociale.
"Negli ultimi anni la pratica sportiva è aumentata. Nonostante ciò, persistono differenze di genere, territoriali e generazionali che non possono essere trascurate. Circa il 32% degli uomini pratica sport con continuità, contro il 22% delle donne. Al Nord 1 persona su 4 non pratica sport, mentre al Sud e nelle Isole 1 persona su 2", ha detto la prof.ssa Maria Gabriella Campolo.
L'avv. Cristina Varano, invece, ha tratteggiato l'etica nello sport come espressione dei concetti di lealtà, correttezza e probità quali presupposti e fondamento della giustizia sportiva nazionale, con richiami alla normativa del Coni.
Il prof. Alessio Lo Giudice ha sottolineato la rilevanza educativa dello sport quale fatto sociale complesso che contribuisce alla formazione morale, civica e politica degli individui. Tanto l'agire secondo regole, quanto il confronto interculturale tra pari e la competizione leale, che caratterizzano la pratica sportiva, rappresentano infatti altrettanti elementi fondamentali di educazione alla cittadinanza attiva.

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