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Processo “Beta” sulla famiglia mafiosa Romeo-Santapaola: chieste 16 conferme di condanna

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Sedici conferme di condanna rispetto al primo grado. Poi due riduzioni di pena e due dichiarazioni di prescrizione. Si è conclusa solo nel tardo pomeriggio la maxi requisitoria dell'accusa al processo d'appello "Beta" sulla famiglia mafiosa dei Romeo-Santapaola. Il sostituto procuratore generale facente funzioni Maurizio Salamone, che aveva inziato il suo intervento lo scorso 29 aprile, ha  esaminato nel dettaglio ogni singola posizione dei 20 imputati coinvolti nel processo. Il magistrato ha formulato una richiesta di assoluzione parziale per Ivan Soraci da un caso d’estorsione, e un’analoga richiesta d’assoluzione parziale per Michele Spina da un caso di traffico di influenze illecite, con la pena finale rimodulata a 12 anni per entrambi. Ha poi sollecitato la dichiarazione di prescrizione dei reati per Giuseppe Amenta e Domenico Bertuccelli, previa l'esclusione dell'aggravante contestata. Quindi ha chiesto per 16 imputati la conferma della condanna inflitta in primo grado.
Sul piano generale aprendo il suo intervento il 29 aprile scorso il magistrato dell’accusa aveva evidenziato la cosiddetta “forza del giudicato” in questa vicenda, che è stata esercitata in ben quattro processi dalle pronunce di altri giudici nei giudizi abbreviati “Beta 1” e “Beta 2”, ed aveva prodotto agli atti le rispettive sentenze esitate della Cassazione.
Al centro della vicenda processuale c'è  l’operazione antimafia “Beta” della Distrettuale antimafia e dei carabinieri del Ros sulla famiglia mafiosa dei Romeo-Santapaola, la “cupola” che ha governato gli affari sporchi a Messina per anni. In primo grado, nel dicembre del 2020, furono ventuno condanne, alcune parecchio pesanti. Non soltanto ai mafiosi ma anche in quel “mondo di mezzo” tra affaristi, avvocati, imprenditori e funzionari pubblici. Poi si registrarono otto assoluzioni e anche un “non doversi procedere”, dopo la riqualificazione del reato. Su trenta imputati ci sono alcuni “eccellenti”, come l’avvocato d’affari Andrea Lo Castro, (14 anni di reclusione in primo grado), o l’imprenditore Carlo Borella, (13 anni), o il funzionario comunale Raffaele Cucinotta (9 anni), e poi gli esponenti della famiglia mafiosa Pietro Santapaola (12 anni) e Vincenzo Santapaola cl. 63 (12 anni): per tutti loro è stata chiesta la conferma delle condanne.

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