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Omicidio a Camaro, anche Cannavò colpito alle spalle: il Covid non è la causa della morte

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Il 35enne Giuseppe Cannavò è stato colpito sei volte, in alcuni casi praticamente alle spalle. Mentre cercava di fuggire dal luogo della sparatoria di via Eduardo Morabito a Camaro San Luigi, insieme al 31enne Giovanni Portogallo, l’altra vittima della sparatoria, morto sul colpo. E su Cannavò la sua positività al Covid-19 «ha assunto un ruolo sostanzialmente marginale».

Quindi il 35enne secondo il medico legale è morto sostanzialmente per le gravi ferite da arma da fuoco. Ecco ancora un altro step nelle indagini per la duplice esecuzione, mentre il presunto killer, il 37enne Claudio Costantino, è ancora latitante. Ma non è l’unica novità sulla vicenda, che vede in corso l’incidente probatorio davanti al gup Fabio Pagana.

Dopo il deposito della perizia sulla consulenza autoptica da parte del medico legale Giovanni Andò in Procura, anche un altro consulente ha messo nero su bianco le risultanze dei suoi esami. Si tratta dalla dott. Paola Di Simone, direttore tecnico superiore biologo della Polizia, in servizio presso il Gabinetto regionale della Polizia scientifica di Palermo, che ha completato l’analisi delle tracce di sangue repertate dai carabinieri all’interno o nei pressi dell’abitazione di Costantino, in via Eduardo Morabito, dopo la sparatoria.

Il perito è chiaro: tre sono di Cannavò, altre tre sono di Portogallo, cioè delle due vittime. Questo significa molto per chiarire la dinamica della sparatoria, per gli inquirenti.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

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