Sabato, 26 Novembre 2022
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Caso Siracusa, chieste dieci condanne nel processo a Messina

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Nel lungo giorno dell’accusa, otto anni dopo se si guarda ai primi bagliori dello scandalo, i pm chiedono dieci condanne, una prescrizione e un’assoluzione nel processo-simbolo per il “sistema Siracusa”, ovvero la rete di corruzione giudiziaria messa in piedi dall’avvocato Piero Amara che fu al centro della prima grande inchiesta della Procura di Messina sui fatti di corruzione in atti giudiziari. Un sistema collaudato di influenze e patti sporchi che in mano ad Amara e al suo “socio di minoranza”, anche lui avvocato e siracusano, Giuseppe Calafiore, ha praticamente infettato l’Italia e adesso è tema processuale consolidato in varie procure del Paese.
A Messina ci fu la genesi dell’inchiesta subito identificata in una foto, una sola, che fece il giro d’Italia: quella dell’ormai ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, completamente in mano al duo Amara-Calafiore, che sale preoccupato prima sulla sedia e poi sulla scrivania del suo ufficio perché intravede tra il lampadario e la parete una microcamera piazzata dalla Guardia di Finanza di Messina, che da mesi lo stava monitorando e registrava tutto. Era solo l’inizio.
Ieri quindi, tra la mattina e il pomeriggio, il primo e più importante troncone processuale del “sistema Siracusa” ha registrato la requisitoria. A formulare le richieste sono stati i pubblici ministeri Antonio Carchietti e Antonella Fradà, entrambi sostituti della Distrettuale antimafia, che hanno depositato un atto in forma scritta di centinaia di pagine ma hanno comunque discusso per oltre due ore: hanno concluso chiedendo ai giudici del tribunale la condanna, tra gli altri, a 2 anni e 5 mesi più 600mila euro di multa per l’ex senatore di Ala Denis Verdini ed a 8 anni per l’ex magistrato del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana, Giuseppe Mineo.
Il pm Carchietti ha per esempio ripercorso l’inizio del procedimento parlando di «drammaticità della genesi del processo». «Non possiamo perdere la dimensione storica, cronologica ed emotiva di questo procedimento», ha detto tra l’altro. Ricordando a tutti che fu un clamoroso esposto di ben otto magistrati in servizio a Siracusa, inviato all’insaputa del capo dell’ufficio per competenza territoriale ai colleghi di Messina, rischiando carriere e vite, a scatenare tutto quello che poi è seguito. Con le clamorose inchieste che adesso sono gestite da diverse procure d’Italia tra cui Roma, Milano e Perugia.
Queste, in dettaglio, le richieste dell’accusa: 6 anni e 10 mesi di reclusione per l’imprenditore romano Fabrizio Centofanti; 6 anni e 3 mesi per Gianluca De Micheli; 9 anni e 8 mesi per Alessandro Ferraro; 4 anni e 2 mesi per il giornalista Giuseppe Guastella, direttore del periodico “Il Diario”, che era a libro-paga di Amara. Chiesta inoltre la condanna di Giuseppe Mineo ad 8 anni, di Vincenzo Naso a 6 anni e 7 mesi, di Salvatore Pace a 6 anni e 10 mesi, di Riccardo Sciuto a 6 anni, di Mauro Verace a 6 anni e 9 mesi, e di Denis Verdini a 2 anni, 5 mesi e 600.000 euro di multa. I pm hanno chiesto poi la dichiarazione di prescrizione per il notaio ed ex deputato regionale Giambattista Coltraro, e l’assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto» per Sebastiano Miano. Le udienze adesso proseguono a giugno per gli interventi dei legali di parte civile e dei numerosi difensori.
Il processo nasce dall’inchiesta condotta dalla Procura di Messina a seguito di indagini della Guardia di Finanza. E nel processo c’è di tutto, sempre orchestrato da Amara: il finanziamento illecito per circa 300mila euro al partito di Verdini, le varie corruzioni giudiziarie e le sentenze “aggiustate” per favorire Amara e le società del gruppo, i viaggi spesati dell’ex pm Longo a Dubai, i tentativi di promozione per il giudice Mineo. Ma ci sono anche - lo ha ribadito ieri il pm Carchietti - almeno quattro sentenze già passate in giudicato che hanno consolidato tutto, e «costituiscono prova dei fatti considerati come eventi storici».
Al centro delle indagini iniziali ci sono gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, le cui posizioni furono a suo tempo stralciate: entrambi fecero diverse dichiarazioni ai magistrati, raccontando tutto, o quasi, di quello che avevano architettato. Fu stralciata anche la posizione dell’ex magistrato Giancarlo Longo, all’epoca dei fatti in forza alla procura di Siracusa. Amara, Calafiore e Longo hanno già patteggiato le pene nei vari procedimenti in cui sono stati coinvolti, ma ancora non tutto è stato definito.

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