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Gruppo di Giostra, decise 15 condanne a Messina

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Si conclude con 15 condanne e 4 assoluzioni il processo scaturito dall’operazione Cesare sui nuovi assetti del clan di Giostra, tra spaccio di droga e corse clandestine di cavalli, che fu al centro di un blitz dei carabinieri coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia scattato a novembre del 2020. La sentenza è stata emessa nel pomeriggio di ieri dal gup Eugenio Fiorentino a conclusione di una maxi udienza preliminare suddivisa in più step nei mesi scorsi con le forme del rito abbreviato, quindi con uno “sconto” di pena per tutti gli imputati. Il passaggio cruciale della sentenza però è uno: il gup Fiorentino ha escluso per tutti l’aggravante mafiosa («...esclusa per tutti l’aggravante di cui all’art. 461 bis 1 c.p.»), riconoscendo la sussistenza di una associazione a delinquere “semplice”, mentre invece da sempre in questa vicenda la Procura aveva sostenuto la presenza di un gruppo mafioso a Giostra in “continuità” con le organizzazioni criminali precedenti, e probabilmente sarà la tesi sostenuta in un futuro ricorso in appello.

La sentenza

Ecco il verdetto: inflitti 3 anni e 4 mesi più 34mila euro di multa a Carlo Altavilla; 2 anni e 8 mesi a Maurizio Fracasso, Gaetano Munnia, Maria Grazia Munnia, Natale Rigano e Salvatore Vecchio; un anno e 4 mesi più 4mila euro di multa a Paolo Gatto; un anno e 8 mesi più 5mila euro di mula a Santo Giannino; 4 anni a Giuseppe Irrera; un anno e 3mila euro di multa a Vincenzo Misa; 2 anni e 4 mesi più 12mila euro di multa a Alessio Palermo e Carlo Palermo; 6 anni e 30mila euro di multa a Francesco Spadaro (in “continuazione” con una sentenza del 2020); 3 anni e 8 mesi a Francesco Vento; un ano e 4 mesi più 4mila euro di multa a Luigi Vinci.

Sono quatto le assoluzioni totali decise dal gup per tutti i reati contestati, che hanno riguardato Paolo Arrigo, Ivan Catanzaro, Giuseppe Longo e Roberto Palermo. Assoluzioni parziali hanno registrato poi da alcuni capi d’imputazione Carlo Altavilla, Giuseppe Irrera, Alessio Palermo e Carlo Palermo. In tema di parti civili il giudice ha riconosciuto un risarcimento dei danni di 5mila euro alla “Horse Angel Odv” a carico di alcuni imputati, mentre ha rigettato la richiesta formulata dal Comitato Addiopizzo Messina. Per Francesco Spadaro il gup ha disposto poi l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, e l’ha ridotta a 5 anni per Carlo Altavilla, Giuseppe Irrera e Francesco Vento, ed ha concesso la sospensione condizionale della pena a Vincenzo Misa, disponendo anche nei suoi confronti la cessazione dell’obbligo di presentazione alla Pg.
Ieri gli avvocati Bonaventura Candido e Nino De Francesco, difensori di Ivan Catanzaro, hanno manifestato in una nota «viva soddisfazione per la pronuncia liberatoria nei confronti del proprio assistito, frutto di una attenta e distaccata lettura dell’incarto processuale da parte del Gup, ma anche supportata dalle inequivocabili risultanze delle indagini difensive, che hanno offerto prova inconfutabile dell’infondatezza delle accuse».

Le richieste dei pm

Ben diverse, il 13 ottobre scorso, rispetto al “quantum” della pene, erano state le richieste dell’accusa al termine della requisitoria, formulate dai sostituti della Dda Liliana Todaro e Antonella Fradà, questo perché i magistrati ritenevano sussistente nella vicenda l’aggravante mafiosa. Eccole: Carlo Altavilla, 6 anni; Paolo Arrigo, 2 anni e 4 mesi; Ivan Catanzaro, 2 anni; Maurizio Fracasso, 8 anni; Paolo Gatto, 2 anni; Santo Giannino, 2 anni; Giuseppe Irrera, 10 anni; Giuseppe Longo, 4 anni; Gaetano Munnia, 8 anni; Maria Grazia Munnia, 8 anni; Alessio Palermo, 3 anni e 6 mesi; Carlo Palermo, 3 anni e 6 mesi; Roberto Palermo, 3 anni e 6 mesi; Natale Rigano, 8 anni; Salvatore Vecchio, 8 anni; Francesco Vento, 8 anni; Luigi Vinci, 2 anni.

L’indagine

Si tratta del blitz dei carabinieri del Comando provinciale scattato a novembre 2020. Furono 23 gli imputati a suo tempo destinatari della richiesta di rinvio a giudizio depositata dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Liliana Todaro e Antonella Fradà. A vario titolo sono contestati i reati di associazione mafiosa, organizzazione di corse clandestine di cavalli con scommesse illecite, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine ha puntato i riflettori su un gruppo facente capo al clan Galli di Giostra, ed ha permesso di individuare una rete di distribuzione di sostanze stupefacenti che era attiva in vari quartieri cittadini. Figura chiave, come contestano i magistrati, Giuseppe Irrera commerciante di frutta e verdura, genero di Luigi Galli, capo storico del clan da anni recluso. Il gruppo, secondo l’accusa, gestiva il business delle scommesse illecite sulle corse clandestine di cavalli che si svolgevano di notte sulle strade cittadine inoltre le competizioni clandestine di cavalli erano organizzate anche nel catanese grazie ai contatti con esponenti della criminalità organizzata catanese e messinese vicina al clan Santapaola.

A dicembre del 202 il Tribunale del riesame annullò l’ordinanza di custodia e rimise in libertà Giuseppe Irrera. Vennero rimessi in libertà anche Francesco Vento e Salvatore Vecchio, e analoga decisione venne adottata nei confronti di Carlo Altavilla e Tommaso Giacobbe (quest’ultimo coinvolto in un altro troncone delle indagini). A maggio la Cassazione, la 4° sezione penale, dichiarò inammissibile il ricorso della Procura per Irrera, confermando quanto aveva stabilito il TdL.

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