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Cento anni fa... La generosità dei messinesi ricambiò il sostegno ricevuto dalle navi russe - FOTO

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Un secolo fa, nell’estate del 1921, una Messina riconoscente, destinò a Vladimir Fedorovich Ponomarev, centocinquantamila lire frutto di una sottoscrizione promossa dalla Gazzetta di Messina e delle Calabrie, a favore del comandante dell'incrociatore russo Admiral Makarov, la prima nave arrivata all’interno del porto, a portare i soccorsi alla popolazione terremotata dopo il sisma del 1908.

Una vita a doppio filo legata alla Città dello Stretto, quella del tenente generale della flotta russa, prima come soccorritore e poi obiettivo della generosità della città che all'alba di martedì 29 dicembre 1908, aveva ricevuto l’assistenza dagli equipaggi di tre unità della squadra imperiale russa del distaccamento Baltico, l'incrociatore Makaroff, e le corazzata Slava e Tzésarévitch e successivamente anche da quelli dell'incrociatore Bogatyr, salpato dal porto di Augusta, insieme ai marinai delle cannoniere Giljak e Koreec, che avevano fatto rotta da Palermo.

Nativo della provincia di Tiflis, figlio di un capitano del corpo degli ingegneri meccanici della flotta, dopo essersi diplomato alla scuola reale di Baku, Ponomarev inizio la carriera militare a San Pietroburgo come cadetto nella Scuola Navale, nel sito difronte al quale è oggi ancorata la nave museo Aurora che raccoglie memorie di quelle vicende messinesi. Si congedò il 25 aprile 1917 e in quello stesso anno, assieme alla moglie Alexandra Ponomarewa e alle tre figlie, fuggì dalle persecuzioni scatenate dalla guerra civile dopo le rivoluzioni russe, di febbraio e ottobre, che provocarono la caduta dello zarismo a favore dei bolscevichi. Lasciata Tsarsko a 26 chilometri a sud di San Pietroburgo, trovò asilo a Costantinopoli ove dal novembre 1920 visse in uno stato in estrema necessità, come guardiano notturno del porto e dove nel febbraio 1921, fu riconosciuto dall’addetto militare italiano in Turchia, Arlotta che suggerì all'ex comandante di rivolgersi ai messinesi, città ove i marinai russi avevano lasciato un ricordo indelebile.

Il 18 febbraio 1921, il direttore del quotidiano Gazzetta di Messina e delle Calabrie, Riccardo Vadalà, ricevette la lettera dell’Ammiraglio Ponomarev, che dopo la verifica con il console italiano di Costantinopoli, sulla sua autenticità pubblicò il giorno dopo: “Dopo il terremoto del 1908, ho salvato 1.050 persone come comandante dell'incrociatore russo Admiral Makarov, che fu il primo ad arrivare a Messina. Essendo con mia moglie e i miei figli a Costantinopoli, nella povertà senza il minimo mezzo di sussistenza, mi appello ai vostri cuori, messinesi, questa volta per aiutarmi”. Il Sindaco di Messina, Giuseppe Oliva precisò di aver già ricevuto un analogo appello il 22 gennaio e il 23 febbraio lesse in aula il telegramma del Console Generale d'Italia Nuvolari sulla veridicità delle condizioni critiche dell’ammiraglio.

Il Consiglio comunale deliberò così “che a spese del Comune venga provveduto perché intanto egli e la sua famiglia possano recarsi a Messina, nonché alle spese pel loro mantenimento, fino a che l’ammiraglio abbia potuto trovare fra noi una decorosa occupazione”.

Il giornale, invitò tutti i Messinesi a partecipare a una grande sottoscrizione pubblica e, nel contempo, invitò i commercianti a mettere in palio dei doni per una lotteria, i cui proventi sarebbero stati destinati a integrare il fondo pro Ponomarev. Fu anche creato il Comitato delle Dame Messinesi, che condusse una campagna di beneficenza, organizzando le donazioni. Ogni giorno venivano pubblicati rapporti sulle somme ricevute e appelli ai residenti, al loro senso del dovere nei confronti dell'eroico salvatore dei messinesi e dello "sfortunato soldato della vecchia Russia".

La vicenda aveva toccato l’animo dei messinesi, che avevano anche appreso che Ponomarev aveva sofferto personalmente dopo il Sisma, avendo contratto il tifo e per volere dell'imperatore, inviato al Pireo, in un ospedale creato dalla regina greca, Olga Konstantinovna. L’appello di solidarietà del giornale messinese permise il 24 febbraio di inviare a Ponomarev le prime cinquemila lire. Il 20 marzo aveva fruttato la somma di 100 mila 235, 34 lire e mosso dalla risposta sensibile dei messinesi al suo appello, l'ammiraglio espresso la sua gratitudine in una seconda lettera indirizzata al sindaco della città.

“A nome mio, nonché di tutta la mia famiglia,- scrisse Ponomarev, mi affretto ad esprimere al popolo messinese la mia più viva gratitudine per la aiuto fornito così rapidamente. Siamo profondamente commossi da questo atto di gentilezza, che rimarrà per sempre uno dei momenti più felici della nostra vita, così miserabile in questi tempi. La vita a Costantinopoli è molto costosa e, non avendo soldi e lavoro, siamo costretti a negarci anche il più essenziale. Sarei felice di trovare un lavoro a Messina che mi permettesse di sostenere la mia famiglia ed essere utile, e non di peso per le persone che sono venute in mio aiuto. Consentitemi di trasmettere la nostra profonda gratitudine al popolo messinese e ringrazio voi e il direttore del giornale per il vostro cordiale aiuto”.

Chiese poi che gli fosse rimessa soltanto una piccola parte delle somme raccolte, in modo da raggiungere Messina assieme alla famiglia. Ponomarev con la moglie e le tre figlie, il 2 giugno 1921 arrivò a Messina a bordo di una nave italiana e fu ospitato per sei mesi al Grand Hotel; la Città gli fu prodiga di riconoscimenti e molte famiglie organizzarono feste in suo onore.

Il 27 giugno la Gazzetta di Messina pubblicò la lettera di ringraziamento di Ponomarev, cui erano state consegnate centocinquantamila lire, che rappresentavano l’ammontare dei fondi raccolti a cui l’Amministrazione Comunale, aveva partecipato con un contributo di ventimila lire. Quindi la famiglia lasciò Messina, stabilendosi nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, riconosciuto all'indomani della Conferenza di pace di Parigi del 1919, a conclusione della prima guerra mondiale; qui l’ammiraglio Ponomarev morì a 67 anni, il 17 ottobre 1927, in un ospedale militare a Cattaro e a Kotor nel cimitero ortodosso della città nel Montenegro è sepolto uno dei brillanti ufficiali della Marina Imperiale Russa. Una figlia dell’ammiraglio, Tatiana Ponomarewa, tornò poi a Messina quarantatreanni dopo, ricevuta a Palazzo Zanca, nel 1964, dall’allora commissario al Comune, il prefetto Franco Monaco.

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