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Messina, processo Nebrodi: l’Agea si è costituita parte civile

È iniziato ieri mattina, intorno alle 10.45, nell’aula bunker del carcere di Gazzi, a Messina, il maxiprocesso Nebrodi, scaturito dall’operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia peloritana, che ha scoperchiato il sistema delle truffe all’Agea su cui ruotavano gli interessi dei clan mafiosi tortoriciani. La prima giornata è stata una vera e propria “maratona giudiziaria”, che si è conclusa soltanto intorno alle 19. Poi tutto è stato aggiornato al 23 marzo.

Il processo

In 97 - cinque posizioni stralciate in precedenza durante l’udienza preliminare ieri sono state riunite, quindi si era arrivati a 102, ma poi con uno stralcio deciso ieri si è formalmente a 101 -, sono alla sbarra in questo procedimento poderoso e storico. Non solo boss tortoriciani e gregari, ma anche fiancheggiatori e “colletti banchi”, gestori dei centri agricoli, commercialisti, geometri. In origine era coinvolto anche un notaio. Il collegio dei giudici del tribunale di Patti, in trasferta, è composto dal presidente Ugo Scavuzzo e dai componenti Andrea La Spada ed Eleonora Vona. Le udienze si svolgono nell’aula bunker di Messina per il gran numero di parti. A rappresentare l’accusa ieri mattina c’erano il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e il sostituto della Dda Fabrizio Monaco, i magistrati che hanno curato l’inchiesta insieme ai colleghi Francesco Massara e Antonio Carchietti. Tutti e quattro d’ora in avanti si alterneranno a comporre l’ufficio dell’accusa al maxiprocesso, che durerà parecchi mesi. Ed è un procedimento dai grandi numeri, con oltre cento avvocati impegnati. I testi citati dell’accusa sono ben 307, e oltre 400 quelli che in previsione citeranno i difensori. Una ventina gli imputati ieri in aula, chi dai domiciliari e chi in libertà, altrettanti quelli che si trovano attualmente in carcere ed erano quasi tutti collegati in videoconferenza. L’udienza preliminare della maxi operazione “Nebrodi”, che inizialmente contava 133 indagati, lo scorso 18 dicembre si era conclusa con 97 rinvii a giudizio e diversi stralci (18) con atti inviati a Catania per competenza territoriale. In pochi hanno scelto i riti alternativi, in 4 hanno patteggiato mentre solo altri 8 stanno procedendo attualmente con il rito abbreviato. E tra i riti abbreviati ci sono anche Carmelo Barbagiovanni “muzzuni”, Giuseppe Marino Gammazza “scarabocchio” e Salvatore Costanzo Zammataro “patatara”, ovvero i tre collaboratori di giustizia di questa vicenda, fondamentali per ricostruire meglio la geografia mafiosa delle truffe.

L’udienza

Ieri la prima parte dell’udienza, dopo le formalità dell’appello degli imputati e delle parti civili, è stata dedicata alle questioni preliminari sollevate dai difensori, i giudici si sono ritirati più volte in camera di consiglio per decidere su varie questioni. L’unica posizione stralciata per un difetto di notifica è quella di Giuseppe Villeggiante, che risiede a Caltagirone. Novità importanti per le parti civili, visto che dopo l’ok dei giudici se ne aggiungono altre rispetto all’udienza preliminare, alcune di grande valenza. Due su tutte: si tratta dell’Agea, ovvero l’ente che più di tutti ha subito il “travaso economico” delle truffe distribuendo per anni decine di milioni di euro ai mafiosi, rappresentata dall’Avvocatura dello Stato, e del Comune di Tortorici, decisa dai commissari prefettizi - il comune attualmente è sciolto per mafia, l’ex sindaco Emanuele Galati Sardo è tra gli imputati del maxiprocesso -, che sarà rappresentato dall’avvocato e docente universitario Corrado Rizzo; accolta poi la costituzione di Libera e del Centro studi “Pio La Torre”, mentre è stata rigettata quella di Legambiente Sicilia.

Il blitz

Il blitz, realizzato dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza, è scattato nel gennaio del 2020 con 94 arresti, 48 in carcere e 46 ai domiciliari e il sequestro preventivo di ben 151 aziende agricole. Il Ros ha ricostruito il nuovo assetto del clan dei Batanesi, la Finanza si è concentrata sulla costola del clan Bontempo Scavo. Gli investigatori hanno accertato, a partire dal 2013, la percezione fraudolenta di erogazioni pubbliche in agricoltura per oltre 10 milioni di euro. A vario titolo sono contestati numerosi reati: associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamento a seguito di incendio, uso di sigilli e strumenti contraffatti, falso, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, truffa aggravata. È emersa un’associazione mafiosa molto invasiva, capace di rapportarsi, nel corso di riunioni tra affiliati, con organizzazioni mafiose di Catania, Enna, e con il mandamento delle Madonie di Cosa nostra palermitana.

I parlamentari

Ieri mattina tra i presenti in aula, tra politici e associazioni, c’era l’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, che con la sua azione scoperchiò il sistema-truffe agricole sui Nebrodi e subì il gravissimo attentato alla sua vita nel maggio del 2016. Ed a testimoniare anche fisicamente la loro vicinanza ad Antoci c’erano all’aula bunker i parlamentari Piera Aiello, Mario Giarrusso e Nello Dipasquale, i primi due componenti della Commissione nazionale antimafia e il terzo membro di quella regionale siciliana. Numerosi messaggi sono arrivati da altri parlamentari ieri sull’importanza che riveste per la Sicilia il maxiprocesso ai clan tortoriciani. I commissari del M5S della Commissione nazionale antimafia hanno diffuso una nota in cui raccomandano di «tenere alta l’attenzione su processo fondamentale». Anche Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori del Pd e capogruppo dem in Commissione antimafia nazionale, è intervenuto: «Il processo è una nuova importante occasione per lo Stato di colpire l’organizzazione criminale che ha per decenni soggiogato un intero territorio e lucrato enormi guadagni illeciti». L’eurodeputato del M5S Ignazio Corrao ha sottolineato che è fondamentale «portare il protocollo antimafia in Europa e dare la caccia alle mafie rurali che imperversano indisturbate in Europa».

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