Domenica, 17 Ottobre 2021
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Messina, Dia: è ancora forte la pressione mafiosa

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Gli sporchi tentacoli mafiosi sono ancora ben radicati a Messina e nell’intera sua provincia, che continua ad essere un importante crocevia d’interessi mafiosi e criminali di Cosa nostra palermitana e catanese, e anche della ’ndrangheta. Oltre ai “settori” tradizionali come racket e traffico di droga, cui s’è aggiunto più di recente il mondo delle scommesse online e del gioco d’azzardo, c’è una persistente e strutturata capacità d’infiltrazione mafiosa nei gangli vitali della pubblica amministrazione. Da un po’ di tempo è emersa la consapevolezza del mondo prima sommerso delle grandi truffe agricole, che ha consentito ai gruppi mafiosi tortoriciani, e non soltanto a quelli, di incassare milioni di euro dall’UE senza muovere un dito. Ci sono due comuni, Mistretta e Tortorici, che hanno subito e subiscono le forti influenze mafiose, e siamo arrivati sino allo scioglimento delle strutture amministrative. C’è questo e tanto altro nell’ultima relazione semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia, che ha consegnato al parlamento la sua fotografia dell’Italia. Ecco i passaggi cruciali della relazione per la provincia di Messina. Il messinese - scrive la Dia -, è crocevia di varie matrici criminali, in particolare cosa nostra palermitana e catanese con le loro peculiari caratteristiche, insieme all’indiscussa influenza delle cosche calabresi che hanno contribuito a creare una realtà piuttosto eterogenea. Si tratta di sodalizi con propri caratteri distintivi e spiccata capacità di condizionare il tessuto economico-sociale del territorio tessendo rapporti con altre organizzazioni criminali nonché con esponenti del mondo politico e dell’imprenditoria. Le interazioni tra sodalizi, sempre orientate all’espressione della propria forza nel controllo del territorio, rimangono comunque finalizzate a rapporti di vicendevole convenienza evitando scontri cruenti. Questo crogiuolo di fenomeni ha permesso, nel tempo, alla mafia “barcellonese” ed a quella operante nell’area “nebroidea” di assumere strutturazioni e metodi operativi per molti versi omologhi a quelli di cosa nostra palermitana. Significative si sono dimostrate, inoltre, le ingerenze delle consorterie catanesi sia nelle aree limitrofe tra le due province, sia nel cuore del capoluogo.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

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