Sabato, 06 Giugno 2020
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La strage di Barcellona, il racconto di uno dei sopravvissuti: "All'improvviso l'inferno, ma noi avevamo finito"

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«Un inferno, poveri carusi». Antonino “Tonino” Bagnato nel suo letto dell'ospedale di Milazzo non ha voglia di parlare. Le sue condizioni sono migliorate e presto sarà sentito di nuovo dagli inquirenti. Mai però potrà cancellare quei momenti e soprattutto quello che la tragedia ha determinato.

«La mia vita è distrutta - afferma - forse era meglio che morivo anch'io con i miei compagni. Eravamo tutti come fratelli». Nonostante il forte choc sembra ricordare quanto accaduto quel maledetto mercoledì. «Lavoravano in quell'area dalle 7,30 del mattino e avevamo finito quello che c'era da fare. Ci accingevamo a raccogliere i nostri attrezzi per andare via. Poi, all'improvviso, ho avvertito come un risucchio e mi sono trovato sbalzato non so dove. Non ho capito più nulla e ho cominciato a correre e scappare. Mi sono messo ad urlare e chiamare i compagni di lavoro, ho tentato di cercarli, ho fatto i loro nomi ad uno a uno, ma niente. Silenzio assoluto, non mi ha risposto nessuno. Anzi ho sentito ad un tratto solo la voce di Fortunato (Porcino, il trentunenne che di Bagnato era anche cognato perché aveva sposato la sorella, ndr), le sue ultime parole sono state per sua moglie e per la sua piccolina. Non mi fate pensare!».

Bagnato arresta il suo racconto e con la mano cerca di coprirsi il volto. Un volto disperato. Poi un altro flash. « C'era una signora (Venera Mazzeo, ndr) che ho provato ad aiutare per portarla fuori, ma era tutta carbonizzata. Mamma mia, non si può vivere con questo rimorso. Non so altro, non ricordo altro. So solo questo. Che la mia vita è distrutta, che era meglio che morissi anche io insieme ai miei compagni. Eravamo come fratelli, come fratelli». Null'altro. Solo lacrime.

Da questa testimonianza dunque emerge che l'esplosione non sarebbe collegata all'attività di saldatura, in quanto gli operai della ditta Brancato avevano terminato il lavoro. Una ipotesi opposta a quella che stanno portando avanti gli inquirenti per i quali a causare lo scoppio della polvere pirica potrebbe essere stato l'incendio acceso da una scintilla di una saldatrice finita in un barattolo di vernice. Gli accertamenti specifici e forse anche il contributo che potrà giungere dall'impianto di videosorveglianza presente lungo il perimetro della fabbrica di Femminamorta saranno sicuramente decisivi per definire cosa è realmente accaduto.

Intanto a Palermo migliorano anche le condizioni di Nino Costa ricoverato per le gravi ustioni al viso e alle braccia procurate quando ha tentato di salvare la madre. I medici per il momento preferiscono tenerlo sotto osservazione.

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