Mercoledì, 19 Settembre 2018

«Il sito di Alesa avrà un grande futuro»

di

Tusa (Messina)

I tesori archeologici di Alesa avranno un grande futuro. Dopo il teatro greco-romano e il tempio di Apollo, le grandi “scoperte” di questa estate, anche la terza campagna di scavi che è in corso sta svelando le tracce del quartiere extraurbano, che guardava verso il mare, verso il suo grande porto. Perché Alesa, negli anni d’oro, al tempo dei romani, è stata una grande città ricca e cosmopolita.

Siamo tornati in quel sito, dove per tanti anni, in passato, lavorò Giacomo Scibona, preconizzando nei suoi studi quello che oggi viene alla luce. E in questo nuovo viaggio ci hanno accompagnato l’architetto Gianfranco Anastasio, direttore del Museo di Mistretta, che ha le competente sull’area, la direttrice della Sezione archeologica della Soprintendenza di Messina Gabriella Tigano e l’architetto Rocco Burgio della Soprintendenza. I tre gruppi di foto testimoniano proprio le tre aree si cui si sta concentrando in questi mesi l’attenzione degli studiosi.

Il primo step è stato nella nuova area di scavo, la missione archeologica in corso dell’Università di Palermo, guidata dal prof. Aurelio Burgio, nel quartiere extra urbano dell’antica Halaesa Arconidea. È lì si intravede già nelle pietre scoperte della Storia lo sviluppo della “strada” che portava verso il mare.

E se Alesa in tutta la sua magnificenza ritrovata avrà un grande futuro, una parte importante l’avrà sicuramente l’assessorato regionale ai Beni Culturali, visto che è necessario rintracciare dei fondi cospicui per proseguire nelle campagne di scavo, che meritano senza dubbio di essere intensificate. Già il Comune di Tusa ha messo a disposizione dei fondi per gli interventi di questa estate, ma ovviante non bastano.

L’assessore regionale Sebastiano Tusa sul futuro di questo luogo ha le idee molto chiare: «Alesa - ci dice tra l’altro -, è un sito di grande potenzialità, un sito splendido, di grande pregio, ed è diventato un luogo importante di ricerca scientifica e anche d’interscambio di esperienze internazionali, che avrà in futuro anche una grande valenza sul piano turistico. I fondi? È necessario reperirli, vedremo di recuperarli anche sulla direttrice europea. E penso anche - conclude -, che debba diventare un Parco archeologico con una sua autonomia».

Un accenno infine a quanto è stato fatto a luglio dalle due missioni archeologiche internazionali, per ricordare le grandi recenti scoperte, ovvero il teatro greco-romano: una grande trincea di scavo lunga 50 metri ha riportato alla luce il banco di roccia modellato della gradinata, diversi conci in pietra, un importantissimo sedile in tufo con il tipico profilo della seduta e dell’appoggio dei piedi, e uno dei muri che delimitavano la cavea. L’area presenta la forma di un grande emiciclo scosceso, di circa 80 metri di diametro con un dislivello di circa 20 metri, delimitato a valle dal muro di cinta della città. E poi c’è il lavoro da continure nella sommità della collina, lì dove fu costruito il tempio di Apollo. Che dominava tutta la vallata.

© Riproduzione riservata

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