Lunedì, 21 Gennaio 2019
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SERIE D

Pietro Lo Monaco:
Messina deve
dare di più

di
lo monaco, Messina, Sport
Pietro Lo Monaco

Ha seguito il primo allenamento settimanale del suo Messina prima di raggiungere la sede di Gazzetta del Sud e partecipare, negli studi di Rtp, alla trasmissione di approfondimento “Oltre il tg” condotta da Salvatore De Maria e Antonio Sangiorgi. Pietro Lo Monaco da un paio di settimane dedica sempre più tempo alla sua squadra anche se un viaggio programmato in Argentina –partenza fissata agli inizi di marzo –lo terrà lontano per una decina di giorni. «Andrò in Sudamerica per avviare alcuni progetti», ammette il patron peloritano a margine dell’intervista in cui si è parlato di passato, presente e futuro del pallone a tinte giallorosse, senza tralasciare lo spinoso argomento dello stadio e le prospettive della nuova Lega Pro con la riforma dei campionati che partirà tra due stagioni. «Di Messina mi sono innamorato negli anni Settanta– ha esordito Pietro Lo Monaco – quando arrivai che ero un giovane centrocampista e decisi di far base in questa città (sposò una messinese e si stabilì a Villafranca, ndr). Quest’anno rilevare la società è stato un atto d’amore con l’aggiunta di un po’ di follia. Abbiamo, tuttavia, trovato una situazione contabile molto complicata, con debiti che spuntano come funghi: tanti, troppi creditori, ogni giorno c’è una “sorpresa” al “San Filippo”. Abbiamo intrapreso questa avventura allestendo uno staff societario competitivo e una squadra che sul campo sta confermando la sua forza. È prima dall’inizio, eppure sugli spalti manca il grande pubblico». Si scurisce in volto, Pietro Lo Monaco: «A parte i 700-1000 che ci seguono sempre (in verità le presenze medie sono duemila, ndr), anche in trasferta, questa squadra non ha il seguito che merita. Penso a quanto incassiamo ogni domenica: circa seimila euro, roba da Prima Categoria! E meno male che con il primato doveva scatenarsi l’entusiasmo tra i messinesi... Io spero che presto torni il grande pubblico, la gente deve partecipare al nostro sogno». Ma non è tipo che si arrende facilmente, Pietro Lo Monaco. «Noi andiamo avanti, abbiamo un progetto e vogliamo remare verso quella direzione. Anche se, con questi costi di gestione e questo stadio, è tutto più difficile». Il “San Filippo” lo scalda: «È uno stadio che può andare bene in A o in B, ma non a questi livelli. Si tratta di un mausoleo costosissimo, strutturato male, scomodo, pieno di lacune: basti pensare che in più punti filtra l’ac - qua allagando i locali. Aggiungiamo che è sprovvisto di copertura, è impensabile pensare di poter gestire una struttura così grande. Ho speso tanti soldini per questo impianto, ma i problemi rimangono. Messa così com’è, è una struttura destinata a morire. Costerebbe meno riammodernare il “Celeste”, sarebbe un gioiello oltre che un pezzo di storia per la città». Torna a illuminarsi quando gli si fa presente che dopo le ere Massimino e Aliotta-Franza, potrebbe essere il nuovo imprenditore a riportare in alto il calcio messinese: «Chi mi ha preceduto ha dimostrato di avere grandi qualità raggiungendo ottimi risultati, oggi c’è tanta strada da fare». La squadra è forte, lo staff dirigenziale pure. Una legge abbraccia tutti, dal giocatore più forte al magazziniere: «Tutti devono dimostrare grande professionalità, chi non lo fa si può accomodare». Lo stuzzica il progetto di ripetere nella “sua” città quanto costruito a Udine e Catania. «Quei progetti portano la mia firma, non dico che qui è impossibile raggiungere quei risultati, ma ci vuole grande collaborazione da parte di tutti. Altrimenti non si cresce». Un passaggio a quanto successo quest’anno a Genova e Palermo («Mi sono fatto ammaliare da Preziosi e Zamparini, quando ho visto che non si poteva realizzare un certo progetto sono andato via»), un salto nel futuro e di una Lega Pro che tra due stagioni subirà la riforma: «Va bene ma doveva scattare subito. In C ci sono società che non ce la fanno sotto il profilo economico, fosse scattata già l’anno scorso... ». Un fiume in piena che ora aspetta la risposta della città.

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