Giovedì, 02 Febbraio 2023
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TRADIZIONE

Messina e il sapore antico di quei “motticeddi”

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Molte tracce del passato si sono inevitabilmente perse, ma qualcosa almeno resti

Per la saggezza popolare, quando s’affaccia novembre è già inverno: “Pi Motti a nivi arret-i potti”. Ma oggi come oggi, ben lo sappiamo, qui da noi in riva allo Stretto, così non è proprio. Altro che inverno… Anche in passato, a dire il vero, per il “Giorno dei Morti” novembre ci ha spesso regalato scampoli di bella stagione, propiziando la rituale visita al Gran Camposanto.
L’usanza di commemorare i defunti il 2 novembre è molto antica, ed è ancor viva più che mai. Ormai svanita sembra invece una tenera tradizione al “Giorno dei Morti” strettamente legata.
«I morticini – si diceva ai bambini la vigilia di tal giorno – stanotte verranno a trovarvi. Vengono da lontano e saranno stanchi, stanotte, e avranno tanta sete. Lasciate allora, accanto al vostro lettino, un bel bicchiere d’acqua. Assetati come sono, lo vuoteranno d’un fiato e, vedrete, vi ringrazieranno». Appare chiaro il valore simbolico dell’acqua, elemento vitale per eccellenza, che avidamente i morticini bevono. «I motticeddi – rammentavano le nonne – iannu sempi siti». I bambini sono in piedi all’alba. Il bicchiere è vuoto, e lì vicino ecco i regali: i giocattoli, naturalmente quelli che sognavano, e i dolcetti, la frutta martorana, che un tempo si vedeva nelle vetrine delle pasticcerie solo per le ricorrenze dei defunti. Tante e fantasiose le forgie dei frutti di pasta martorana, frutti di ogni stagione, agrumi e fichi, fragole e fichi d’india, che i pasticcieri come Jeni trasformavano in vere e proprie opere d’arte. E poi, ancora, i “scaddillini” messinesi, dal tipico aroma dei chiodi di garofano, a guisa di “ossicini”. Loro, i bambini, felicissimi. Gli occhi sgranati contemplano i sospirati regali e assaggiano i dolcetti. Cominciavano così gli scambi dei fruttini di martorana...
Di tutto ciò, solo il ricordo. Alla fin fine siamo cittadini del mondo. Ma se si deve dire “viva Halloween”, che resti quanto meno il sapore antico dei “motticeddi”.

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