Sabato, 23 Ottobre 2021
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LA STORIA

È messinese la start-up che porta dolci e arancini in tutto il mondo

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Si chiama “Sicily Addict” in poche parole un incubatore di eccellenze siciliane enogastronomiche che vuole dare la possibilità ai piccoli produttori siciliani di farsi conoscere nel resto d' Italia e del mondo
Messina, Società
Da sinistra Antonio Librizzi, Giacomo Librizzi e Sergio Librizzi

«Noi non abbiamo dubbi. Con il mondo digitale si aprono nuovi scenari e opportunità per rimanere nella nostra amata terra». La loro forza? Le radici e la grande energia di questa start-up che ha avuto già vasto eco. Nonostante tutto abbia avuto inizio in un comune popolato da meno di 1000 abitanti. Si chiama “Sicily Addict” in poche parole un incubatore di eccellenze siciliane enogastronomiche che vuole dare la possibilità ai piccoli produttori siciliani, oscurati spesso dal mercato globale, di farsi conoscere nel resto d' Italia e del mondo, ricreando uno shock al palato dopo ogni boccone.

L'idea è venuta a Giacomo Librizzi, che si è reso conto del valore del made in Italy, andando a trovare i nonni in Svizzera. Un periodo in cui stava cercando il suo posto nel mondo e come tanti giovani si stava chiedendo se doveva fare i bagagli : «Sono originario di Mirto – racconta Giacomo – dove vivo. Amo da sempre viaggiare e ho sempre saputo che il nostro cibo e le nostre tradizioni andavano forte. In Svizzera vivono i miei nonni materni e andando da loro mi rendevo conto che era difficile trovare il nostro cibo. Nonno Antonio, oggi in pensione, è stato per molti anni capo meccanico della Renault, e indirettamente allargando gli orizzonti mi ha aperto un mondo. Lui, in verità, insieme agli amici suoi, con cui mi trovavo a parlare della voglia di Italia fuori. Che scatta puntuale ad ogni emigrato». Il tutto però è nato in due step.

Il primo meno fortunato, ma che è servito a far capire che la vera sfida è trovare lo slancio per battersi di nuovo: «Il primo e-commerce – continua facendo un salto nel tempo – l'ho messo in piedi quando avevo 21 anni con altri due soci. Si chiamava siciliano.it. E proponevamo di tutto, dai prodotti tipici sott'olio ai formaggi. Poi purtroppo un incidente brutto, di cui porto le conseguenze ancora oggi, ha bloccato bruscamente il tutto. E l'azienda chiuse». Il tempo allora era assai proficuo e bastava lanciare un post per ottenere tantissimi frutti. Ma Giacomo, non si perse d'animo, come chi perso il treno non aspetta l' altro, anzi trovò gli stimoli per fare meglio e cominciò a studiare voracemente tramite scuole private milanesi gli elementi del marketing digitale.

Prendendo spunto dai più grandi imprenditori digitali che ci sono in Italia e all'estero: «Il senso di rivalsa era davvero forte in me. Abbiamo fatto indagini di mercato e dopo un anno nel febbraio del 2020, in piena pandemia, abbiamo lanciato la prima versione di “Sicily addict”, poi diventata una srl". Gestita con i miei fratelli». Un progetto, dunque, per la Sicilia, che oltre a colmare il gap conoscitivo della realtà produttiva siciliana, dà la parola ai produttori che, avendo la possibilità di raccontarsi svelano i retroscena di produzioni difficili, rese insostenibili negli anni a causa della concorrenza della “Gdo”: «Noi puntiamo – continua Librizzi che è anche “ceo” della start-up – ad un mercato estero. Ma sicuramente l'Italia che si è digitalizzata durante la pandemia ci è servita come banco di prova per validare il tutto. E da febbraio a ora abbiamo consegnato più di 24 mila pacchi. In ogni caso protagoniste sono le aziende che selezioniamo in base ai nostri standard».

Ma ci sono anche esperienze sensoriali che accendono la voglia di tavolate alla maniera sicula. La start-up mette a disposizione tutti gli strumenti per dare vita a tradizioni nuove di zecca. Tramite il “kit cannolo”, ad esempio, ogni famiglia, ad ogni latitudine, ha la possibilità di realizzare il dolce tipico siciliano calibrando ingredienti e guarnizioni a seconda delle proprie preferenze. Ma non solo dolci perché la tradizione enogastronomica siciliana comprende numerosi altri prodotti, come vini, oli e articoli di rosticceria e gastronomia.

E includendo nelle proprie scatole prodotti di qualità provenienti da ogni parte della Regione, la start-up desidera far conoscere la Sicilia a quelle persone che nella nostra terra non ci hanno mai messo piede, ma ne hanno sentito parlare: « Le idee sono davvero tante. Noi non ci stiamo fermando, puntiamo in alto e contiamo di diventare la prima pasticceria e rosticceria digitale, con brand verticale made in Sicily, con una sede fisica in Sicilia, dunque con un nostro laboratorio, che spedisce ovunque. Per noi produrre qui significa vincere davvero una sfida, considerando che i siciliani, sono i primi a dover fare i bagagli».

E i vantaggi sono tanti perché si ottimizzano costi che qualsiasi impresa deve sostenere (affitti, personale, costi per rendere il locale appetibile) e si riesce ad avere produzione qua e distribuzione capillare in tutta Europa: «Per ora abbiamo un unico magazzino – conclude il giovane Librizzi –ma quando andremo in Germania prenderemo altri locali e continueremo a portare la nostra idea di business senza costi onerosi».

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