Sabato, 24 Agosto 2019
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LA STORIA

Roberto e quella passione per la medicina avuta in dono dai genitori

di
medicina, Roberto Purello D'Ambrosio, Messina, Sicilia, Società
Roberto Purello D'Ambrosio

Un occhio clinico attento sviluppato grazie agli infortuni suoi e dei compagni di squadra che si offrivano come “cavie”. E il camice bianco indossato obbedendo ad una vocazione e soprattutto al comandamento che recita "Onora il padre e la madre". Infatti, papà Franco e mamma Annamaria, che nella quotidianità familiare si confrontavano sulle vicende umane dei pazienti e sulla grande avventura di una professione che apre una finestra sulla vita, sarebbero diventati fonte di ispirazione per il figlio Roberto, che ha scelto di seguire le loro orme. «La passione per la medicina - racconta il trentaquattrenne Roberto Purello D'Ambrosio - mi ha sempre accompagnato. Ascoltavo affascinato i miei genitori raccontarsi le rispettive giornate a fine serata. Erano stanchi ma sempre soddisfatti e felici del loro lavoro. Non mi hanno mai imposto nulla, sono stato sempre autonomo nello scegliere il mio percorso di studi fino all'iscrizione all'Università di Medicina e Chirurgia a Messina. L'unica "imposizione" è stata quella di coltivare sempre e comunque, in parallelo agli studi, l'amore per la musica e per lo sport, e per questo sono loro eternamente grato».

Il giovane è cresciuto con la valigia in mano e la voglia di scoprire il mondo: «Sin da piccolo sono stato abituato a lasciare casa per perfezionare le lingue e per farmi un'idea di cosa ci fosse fuori dal nostro quotidiano. Tutte le estati dai 10 ai 17 anni le ho trascorse per buona parte in college in Inghilterra o in Scozia. Poi durante gli anni di Università ho scoperto gli Stati Uniti, il Canada e il Sud Africa. Ho un ottimo ricordo del periodo sudafricano, mi ha permesso di incontrare persone splendide e mi ha lasciato ricordi indelebili».

Importantissima, però, per dare uno slancio alla carriera si sarebbe rivelata la specializzazione fatta in Francia: «Ci sono stato la prima volta nel 2009, ritornando, anche se per brevi periodi, fino al trasferimento definitivo nel 2014. Da specializzando ho seminato bene e quando ero già qui e lavoravo in una clinica privata ho incontrato il primario Jacques De Lecluse, che mi ha offerto una possibilità nell'ospedale in cui mi ero formato».

Oggi il giovane è responsabile del Day hospital di riabilitazione dell'apparato locomotore e di Traumatologia dello sport presso l'ospedale di Saint Maurice, a Parigi.

L'articolo completo sulla Gazzetta del Sud in edicola, edizione di Messina

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